Caro direttore, il suo editoriale «Nessuno tocchi i Direttori» mi ha convinto. Confesso di averlo letto due volte di seguito per comprendere a fondo le sue varie e argomentate sfumature non di poco conto. È vero quello che scrive circa «la rabbia che si é impadronita di tutti noi». Uno stile che caratterizza ormai buona parte delle relazioni sociali. Non ultima la vicenda che ha interessato il trasferimento delle «Sette Opere di Misericordia» dal Pio Monte al Museo di Capodimonte che ha trovato spazio sul Corriere del Mezzogiorno. Napoli è ormai una città incattivita e impoverita di valori, che tende inevitabilmente a dividersi, ogni volta che si discute su un aspetto di carattere generale che riguarda la città e il nostro faticoso quotidiano. Dove la difesa del proprio schieramento, o meglio l'appartenenza a un gruppo capeggiato dal leader di turno, viene davanti a tutto e ogni cosa. Si calpestano valori e rispetto reciproco pur di attaccare l'avversario di turno, senza un minimo dubbio. Un nemico da sbeffeggiare e ridicolizzare meglio se in pubblico e suoi social. Ciò sarebbe niente. Infatti, se a tutto questo si aggiunge anche la ricerca spasmodica del retrobottega o del pettegolezzo che non guasta mai, le riflessioni prendono una piega davvero poco carina e ingovernabile. Che fare? Rinunciare al confronto? Non se ne parla proprio. Rappresenterebbe una iattura e poi si farebbero tanti passi indietro. Occorre trovare, invece, tempi e modi che riprendano il gusto del dibattito sano e senza pregiudizi. Forse dovremmo appellarci a persone rappresentative di buon senso, capaci di riuscire a incanalare il confronto lungo una direzione meno rabbiosa e lontana dagli insulti. Uomini e donne in grado di fare sintesi facendo prevalere gli interessi generali della comunità, alimentando quel senso di comunità di cui si sono perse, ahimè, da lungo tempo del tutto le tracce. E, allora, caro direttore, provo a rilanciare la sua attenta riflessione. Cercando di arrivare a una sintesi che aiuterebbe a far fare un importante passo avanti. Perché non lanciamo dalle colonne del suo giornale un appello rivolto a personalità autorevoli sul piano locale, caratterizzate innanzitutto da equilibrio e buon senso, affinché si impegnino dall'alto della loro esperienza e professionalità a riprendere il bandolo della matassa finalizzato a un confronto leale e sincero? Le assicuro che n'è tanto bisogno per costruire un progetto credibile sul piano sociale, economico e culturale. Un progetto che non potrà essere né sovranista, né populista, ma forte di legami e rapporti tra persone che innanzitutto si rispettino e siano leali tra di esse.