Situazioni da teatro dell'assurdo di Ionesco. Napoli. Per l' (ennesima) mostra su CARAVAGGIO e i caravaggeschi, il direttore di Capodimonte chiede il prestito delle Sette opere di misericordia, che si trova nella chiesa napoletana del Pio Monte della Misericordia (a circa 2 km di distanza dal museo). Qualche giorno fa la Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Mibac (guidata da Gino Famiglietti), in una puntuale relazione storico-tecnica, ha risposto in maniera negativa alla richiesta: la movimentazione avrebbe esposto il capolavoro di CARAVAGGIO a gravi rischi. Scomposte, inopportune e anti-istituzionali le reazioni del direttore di Capodimonte Bellenger, del soprintendente di Napoli Garella e del sindaco de Magistris (neo-storico dell'arte). Intanto, in città, alcuni stanno addirittura preparando una improbabile mobilitazione pro-spostamento. Ci chiediamo che cosa spinga il direttore di un importante museo a chiedere in prestito una grande e fragile pala d'altare? Nobili ragioni critiche? O forse solo la volontà di staccare qualche biglietto in più? È possibile continuare ad anteporre i principi della valorizzazione e del marketing a quelli della conservazione (secondo la filosofia sottesa alla riforma-Franceschini)? E ancora: davvero era necessario costringere il quadro di CARAVAGGIO a un pericoloso «viaggio» di 2 km? Non sarebbe stato meglio approfittare della prossima esposizione per spingere il pubblico ad andare a visitare la chiesa dove quel dipinto «disperatamente popolare» (come sottolineò Longhi) è custodito dal 1607? Infine: perché coloro che difendono con buon senso e onestà intellettuale le ragioni della tutela devono essere ideologicamente considerati conservatori o corifei dei nuovi potenti? L'auspicio è che questo «gran rifiuto» spinga il Ministro Bonisoli a proseguire sulla strada del rigore e del senso della misura. Anche in vista della prossima conferma (o meno) dei direttori dei grandi musei.