Caro direttore, ritengo opportuno e doveroso, fare chiarezza e dirimere una serie di approssimativi, confusi o infondati rilievi espressi in sedi diverse contro la decisione del ministro Bonisoli, anche su motivata richiesta della sezione napoletana di Italia Nostra, opposta al ventilato trasferimento della tela del Caravaggio con La Madonna della Misericordia (questo il suo titolo originario ed esatto) dalla chiesa di appartenenza e dalla sua plurisecolare collocazione per essere esposta in un'annunciata mostra prevista per l'aprile prossimo, a cura del direttore Sylvain Bellenger e della dottoressa Cristina Terzaghi, nella sala del Museo di Capodimonte intitolata a Raffaello Causa. Per di più ponendo confusamente sullo stesso piano il prestito, per mostre basate su presupposti storici e con intenti conoscitivi, di opere appartenenti a raccolte museali o private con opere sottratte, seppur temporaneamente, al contesto di appartenenza e collocazione originarie. 1) Il dipinto fu realizzato dal Caravaggio, su commissione dei governatori del Pio Monte, alla fine del 1606 e destinato alla piccola chiesa allora annessa al benemerito Istituto, della quale a tutt'oggi non si conosce alcuna descrizione o sicura documentazione. La ricostruzione che, su proposta della dottoressa Terzaghi (si veda il relativo video in YouTube e la brochure), si sarebbe voluta realizzare a Capodimonte per la programmata mostra, si riferisce, invece, alla nuova chiesa progettata, solo a partire dal 1613, dall'architetto Giacomo di Conforto e per la quale furono dipinte, in aggiunta a quella con la «Deposizione di Cristo» fatta a Roma nel 1608 da Giovanni Baglioni, sostituita dopo il 1670 da quella di Luca Giordano con identico soggetto, altre tele di pittori napoletani, tra i quali Giovan Battista Caracciolo, autore nel 1615 della «Liberazione di San Pietro dal carcere» anche prevista in mostra; solo dopo il 1670 la chiesa del di Conforto fu ampliata, su progetto di Francesco Antonio Picchiatti, nelle attuali forme dichiaratamente barocche e con la collocazione della tela del Caravaggio sul retro dell'altare maggiore; ne consegue che la ricostruzione proposta dalla Terzaghi non ci avrebbe restituito la prima collocazione della tela del Caravaggio così come si presentava nella piccola chiesa poi distrutta, ma ci avrebbe proposto, senza alcuna giustificazione per la lettura dell'opera così come pensata e dipinta dal Caravaggio, una ipotetica riproposizione della nuova chiesa progettata nel 1613 dal di Conforto, a sette anni dalla realizzazione della pala del maestro lombardo e a tre anni dalla sua drammatica scomparsa a Porto Ercole, vista dal Bellori nel 1661 e ampliata, come oggi si presenta, dal 1670 su progetto del Picchiatti. 2) In più riunioni tenutesi nel 1613, i governatori del Pio Monte - anche per far fronte alla richiesta da parte dell'allora viceré di Napoli, di trasferire la tela del Caravaggio dalla chiesa presso il Palazzo Reale per farne realizzare una copia - decisero non solo che mai il dipinto poteva essere alienato ma anche che non avrebbe dovuto in nessun caso essere spostato dalla chiesa di appartenenza, come non viene mai ricordato da quanti hanno avallato la richiesta di trasferimento del dipinto a Capodimonte per l'annunciata mostra e lamentato il successivo e opportuno diniego ministeriale. 3) La tela del Caravaggio, con gli altri dipinti presenti in chiesa, fu trasferita a Capodimonte su decisione dell'allora Soprintendente Raffaello Causa per motivi di tutela e di sicurezza, dal momento che la stessa chiesa, a seguito del terremoto del novembre 1980, risultava fortemente danneggiata e bisognevole di complessi interventi di restauro che si protrassero oltre il 1985; fu solo per questo temporaneo trasferimento dalla chiesa che La Madonna della Misericordia fu esposta a tre successive mostre, curate o progettate dallo stesso Raffaello Causa: a Londra nel 1982 presso la Royal Academy of Art (Pittura a Napoli da Caravaggio a Luca Giordano), e a Napoli, sempre a Capodimonte, nel 1984 (Civiltà del Seicento a Napoli) e nel 1985 (Caravaggio e il suo tempo). A mostre concluse e a lavori di restauro della chiesa terminati, le tele del Caravaggio e degli altri pittori furono di nuovo restituite al Pio Monte e ricollocate sugli altari di originaria pertinenza. 4) Nel 2004 La Madonna della Misericordia - restaurata a Capodimonte da Bruno Arciprete su richiesta del Pio Monte e con finanziamento del ministero per i Beni e le Attività Culturali, dell'Unione degli Industriali di Napoli e della Società Koelliker di Milano - fu nuovamente esposta nelle sale del Museo per una celebre mostra sugli ultimi anni di attività del maestro lombardo tra Napoli, Malta, la Sicilia e di nuovo Napoli. A mostra conclusa, il dipinto del Caravaggio tornò definitivamente nella chiesa di appartenenza, senza che mai ne venisse avanzata una richiesta di definitiva collocazione a Capodimonte, come era stato, invece, per esclusivi motivi di sicurezza e fin dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso, per la «Flagellazione di Cristo» dello stesso Caravaggio appartenente alla chiesa napoletana di San Domenico Maggiore. Questo è quanto ritenevo necessario precisare, come peraltro opportunamente anticipato dal solo Corriere del Mezzogiorno , perché, a prescindere dalle determinazioni ministeriali e dalle conseguenti decisioni che i curatori dell'annunciata mostra sul Caravaggio a Capodimonte vorranno maturare, si possa fare definitiva chiarezza sull'intera vicenda. Senza che si continui ad alimentare una polemica inutile e soprattutto contraria ai reali interessi culturali, sociali e civili di Napoli e dei napoletani, ma non solo.
Corriere della Sera
10 Marzo 2019
✓ Entità verificate
Caravaggio. Quelle quattro cose da sapere sulle Sette opere
NI
Nicola Spinosa
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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