Caro direttore, nell'edizione dell'8 marzo scorso il Corriere del Mezzogiorno , in un articolo a firma Mirella Armiero, riporta un'intervista a uno storico dell'arte, Tomaso Montanari. Le dichiarazioni riportate, ben oltre la divergenza di opinioni, sono oltremodo oltraggiose nei confronti di una fra le più antiche istituzioni benefiche napoletane, il Pio Monte della Misericordia, definito «carcassa del passato» ed il suo soprintendente come colui che vive «sfruttandola...senza un minimo di capacità di costruire il futuro». Espressioni molto gravi, frutto di ignoranza sul ruolo che il Pio Monte della Misericordia, oggi come 400 anni fa, svolge in favore dei bisognosi, e di arroganza per giudicare senza conoscere. Sappia il signor Montanari che «chi dà a chi non ha» lo fa in silenzio, senza esposizione mediatica, in spirito di servizio e basta: ben differente da chi, nella esposizione mediatica, cerca la ragione del proprio successo. Ed è per questo, direttore, che mi attendo e le chiedo una dovuta presa di distanza del suo giornale dalle offensive espressioni che il signor Montanari ha rivolto al Pio Monte della Misericordia ed al suo soprintendente, anche in un sussulto di orgoglio per quanto di buono e bello c'è e si fa nella nostra città. Egregio soprintendente Pasca di Magliano, potrei facilmente risponderle che i toni usati dal professor Montanari (e non dal signor Montanari, visto che parliamo di un illustre storico dell'arte) non sono quelli che, di solito, usiamo nel nostro giornale. Ma questo non cambierebbe di una virgola la domanda che pesa sul «caso Caravaggio»: è lecito o meno criticare, anche aspramente, l'operato di un'istituzione pubblica, di un funzionario di tale amministrazione e finanche di un'antica e prestigiosa Confraternita come quella da lei guidata? Si può rispondere ai giudizi altrui abbandonando per primi i propri pregiudizi? Se le interessa la mia risposta, può leggere quanto ho scritto ieri. Per il resto, non credo che la censura rientri nei parametri del mio mestiere. (e.d'e.)