L'allarme: da Colombo a Nagy, è rischioso demolire quello che non corrisponde a ciò che pensiamo ora «C'è un diffuso desiderio di semplificare la storia. Di pretendere che i monumenti non abbiano ombre e contraddizioni e di arrivare a un astratto politically correct. Lo vediamo con l'eliminazione dei monumenti a Cristoforo Colombo negli Stati Uniti, o al martire dello stalinismo Imre Nagy in Ungheria, addirittura a Gandhi in alcune zone dell'Africa...». Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma ed ex ministro per i Beni culturali, oggi si occupa di diplomazia culturale internazionale e presiede l'Associazione Priorità Cultura. Parla all'Accademia di Francia a Roma, a villa Medici, su invito del direttore Stéphan Gallard , c'è anche l'ambasciatore di Francia Christian Masset. Il titolo dell'incontro è «Continuiamo a demolire i monumenti». Stavolta non si parla delle odiose distruzioni dell'Isis né del lavoro di ripristino, da parte della sua associazione, di alcuni tesori danneggiati. Il nodo è ciò che continua ad avvenire in tempo di pace, in Occidente: «Leggere la storia nella sua complessità, con spirito critico, è indispensabile per capire la modernità e costruire un universo simbolico condiviso, non sterilizzato da polarizzazioni e contrapposizioni politiche». Sostiene in sostanza Rutelli che «abbattere i monumenti perché non corrispondono più a ciò che pensiamo oggi è un controsenso. Soprattutto una rimozione della storia che rischia di non farci più riconoscere in una memoria comune. Occorre saper contestualizzare». Per esempio, si chiede Rutelli, «ha avuto senso l'abbattimento del monumento a Colombo nel novembre scorso nel Gran Park di Los Angeles? È stato accusato di essere l'iniziatore del più grande genocidio della storia, quelli dei nativi americani. È davvero così? È stato abbattuto l'anno scorso il monumento "Early Days" a San Francisco perché rappresenta un nativo americano a terra, un cowboy e un frate francescano... beh, se San Francisco si chiama così, ci sarà anche un motivo. È stata la scelta giusta per un monumento con 125 anni di storia?». Lo stesso discorso vale, dice Rutelli, per i monumenti ai soldati dell'Armata Rossa abbattuti sia a Tallinn, in Estonia, che a Varsavia: «Le condizioni politiche sono cambiate ma si tratta comunque di chi liberò quelle terre dall'occupazione nazista». Altro esempio è il Memoriale italiano ad Auschwitz «realizzato nel 1980 da grandi nomi della nostra cultura come lo studio Bbpr, il regista Nelo Risi, con testi di Primo Levi, musiche di Luigi Nono, rimosso perché non corrisponde più alle nuove linee narrative dei monumenti in Polonia». Conclusione: «Abbattere monumenti non è come rimuovere post che non ci piacciono più. Rischiamo di non avere in futuro più monumenti nelle piazze perché lo spazio pubblico è sempre più digitale e sarà sempre più difficile una condivisione assoluta».