Il tondo in oro è parte di un capolavoro dell'Accademia. L'appello degli studiosi Un tesoro in vendita Con Christie's va all'asta un profeta dell'«Annunciazione» di Lorenzo Monaco È il pezzo di un capolavoro dell'Accademia. La direttrice Hollberg: spero che Roma ci aiuti a comprarlo Nel catalogo della Galleria dell'Accademia la datazione incerta fa risalire questo capolavoro del gotico fiorentino al 14101415. Intorno a lui e alle altre tante opere di Lorenzo Monaco custodite nella casa del David si ricorda una mostra del 2006, a cura di Angelo Tartuferi, che riunì decine di capi d'opera del pittore monaco. Oggi l'Annunciazione di Lorenzo di Giovanni quella che Vasari, per la forza espressiva dei personaggi e la forza del colore, attribuì a Giotto o meglio un suo pezzo, lo abbiamo ritrovato per caso in un catalogo di Christie's. In quella pagina della pubblicazione si parla del lancio di una prossima asta, il 1 maggio a New York, una pri vate sale . Ed è di quelle che faranno storia, perché in vendita c'è parte della collezione niente meno che di Richard L. Feigen gallerista di razza che, in questa circostanza, scherzosamente sostiene «così potrò foraggiarmi la pensione». Considerazioni squisitamente private e di colore a parte il pezzo del capolavoro di Lorenzo Monaco in vendita di cui stiamo parlando è il volto di Isaia, uno dei due profeti, quello di destra, che andavano a concludere il «discorso» di Lorenzo sulla sua bellissima Annunciazione nei tondi che si trovano alla sommità dell'opera e che oggi risultano vuoti . Anche lui su fondo oro come tutta la pala. E non un personaggio minore, se è vero che fu proprio Isaia a profetizzare che una Vergine avrebbe partorito Gesù (Isaia 7, 14) «Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un figlio» e che alla lettura dei suoi versetti si deve tutta l'iconografia su uno dei temi più noti della tradizione cattolica e più amati da ogni artista. «Stimato tra 1,5 milioni e 2,5 milioni di dollari», si legge nella nota di Christie's, fu acquistato da Feigen a un'asta battuta da Sotheby's trent'anni fa per 275 mila dollari da un venditore anonimo e in precedenza era stato visto per l'ultima volta Parigi, dove pare fosse appartenuto allo storico e diplomatico Alexis-François Artaud de Montor. Ora che quest'opera è all'asta qui a Firenze è cominciato un mormorio sotto traccia tra quanti sostengono che il profeta dovrebbe tornare alla base e cioè ricongiungersi all'opera di cui fa parte. «Un'opera bellissima che mi piacerebbe riavere a casa dice la direttrice dell'Accademia Cecilie Hollberg che ieri al museo ha festeggiato il compleanno di Michelangelo e l'associazione Amici della Galleria presieduta da Fausto Calderai, con l'antiquario Carlo Orsi, lo stesso Angelo Tartuferi e Carl Brandon Strehlke, storico dell'arte se il ministero intervenisse e lo comprasse ne sarei felicissima perché si andrebbe a integrare in uno dei capolavori di Lorenzo Monaco. Da canto mio sto cercando di capire in che modo l'Accademia può farsi protagonista di questa vicenda: sicuramente andrebbe informato il comitato scientifico e rivisto il bilancio. L'intervento di Roma sarebbe risolutivo». A favore dell'acquisto è anche Fabrizio Moretti, segretario generale della Biennale d'Antiquariato che, interrogato da noi sostiene: «Sarebbe uno dei più intelligenti investimenti della nostra città e del ministero, quell'opera è uno dei capolavori assoluti di quel periodo dell'arte fiorentina e lo è sicuramente se ci si riferisce a Lorenzo Monaco». L'Annunciazione di Lorenzo di Giovanni che si fece monaco camaldolese nell'allora convento di Santa Maria degli Angeli a Firenze è in effetti particolarmente bella, per la dolcezza del viso della Vergine, per il movimento del manto di lei e dell'angelo annunciante ricco di volute e di arabeschi che rimandano alla scuola gotica che l'artista aveva cominciato a seguire sulle orme dello Starnina, per la raffinatezza dello stile. Alla sinistra della Vergine e dell'Angelo si trovano Santa Caterina d'Alessandria e sant'Antonio Abate; a sinistra san Procolo e san Francesco. E non a caso: la pala era infatti stata commissionata per la chiesa di san Procolo a Firenze. L'attribuzione vasariana a Giotto non avrebbe reso giustizia al suo autore sino a quando Joseph Archer Crowe e Giovan Battista Cavalcaselle per la prima volta nel 1864 non avrebbero parlato di Lorenzo Monaco seguiti da Gaetano Milanesi nel 1878. Ora che di dubbi sulla sua paternità non ne esistono più c'è da vedere se qualcuno vorrà riportarla a Firenze. «Sarebbe bello rivederla qui», sostiene pure l'ex soprintendente del Polo museale fiorentino Cristina Acidini, anche se non nasconde che «se vale questa valutazione è molto cara». «Se la dottoressa Acidini sostiene che sia cara aggiunge l'ex direttore degli Uffizi Antonio Natali non faccio fatica a essere d'accordo con lei che, quanto a stime, è più competente di me. Ma penso che sarebbe un segnale molto importante se Firenze si riappropriasse di quel pezzo dell'Annunciazione . Lancio un appello alla direttrice Cecilie Hollberg che in qualità di direttrice di un museo gestito come un'istituzione autonoma ha un margine di manovra più ampio di quanto non avevamo noi in passato. E se non bastasse anche al ministero che potrebbe finanziarne l'acquisto, magari in parte. Magari inviando a New York uno dei suoi manager per provare a trattare». In attesa che in Italia si decida il destino del piccolo profeta Isaia la casa d'aste ha organizzato un tour mondiale per mostrare questa e le altre opere della collezione Feigen che verranno battute all'asta il primo maggio. Ecco le tappe: Los Angeles, new York, Londra, Dubai e Hong Kong. Se qualcuno, magari da Roma, volesse acquistare un biglietto d'aereo per vedere personalmente quel tassello mancante dell'opera non ha che da scegliere la destinazione più comoda» .