Bari. Dieci giorni di tempo per trovare un punto di intesa: permettere ai locali ricadenti nelle cosiddette zone "marroncine", quelle ad alto pregio storico-artistico, di poter continuare a lavorare. Senza dover dire addio alla somministrazione esterna tra ombrelloni, paraventi, tavolini e sedie. È corsa contro il tempo a Bari per la nuova "guerra dei gazebo", la vertenza della movida del centro storico, che questa volta mette a rischio l'attività di pub, ristoranti e bar collocati nei punti più sensibili e le cui autorizzazioni per l'occupazione di suolo pubblico sono vicine alla scadenza. Con il rischio che non vengano rinnovate per il diniego della Soprintendenza. Ieri pomeriggio ne hanno discusso il sindaco, Antonio Decaro, l'assessora allo Sviluppo Economico, Carla Palone, e il direttore generale del Comune, Davide Pellegrino, in un incontro di due ore a palazzo di città con una ristretta delegazione di sette operatori del borgo antico nel tentativo di disinnescarne la mai sopita protesta, che ormai si trascina da un anno dopo i blitz e i controlli della primavera del 2018. Ma le prossime ore saranno decisive con la trattativa tra Comune e Soprintendenza per allentare i vincoli in queste aree dove per legge non potrebbe essere autorizzata alcuna occupazione stradale per ragioni di decoro e di godibilità artistica degli edifici con una riperimetrazione meno rigida o con il ricorso a un concorso di idee su un progetto unitario e più leggero sull'arredo esterno (niente paraventi, ma solo sedie e tavolini di facile rimozione e a minor impatto). I locali attualmente più a rischio sono i tre di piazza Mercantile un ristorante, una pasticceria e una pizzeria - che insistono sul lato dello storico Palazzo del Sedile risalente al XIV secolo (e dove è in corso un progetto di riqualificazione del loggiato da parte del nuovo proprietario, Fondazione Puglia) e quelli a ridosso di piazza Odegitria-Cattedrale e del Castello Svevo. Locali per loro natura molto piccoli all'interno e quindi bisognosi di poter estendere i coperti e la somministrazione di bevande e cibo anche sullo spazio esterno. E senza tale spazio l'attività non avrebbe ragione di esistere Intanto, il Comune ha confermato la moratoria sulla rimozione notturna degli arredi: a dispetto dell'obbligo (titanico) previsto da un comma dall'attuale regolamento, i ristoratori non saranno costretti a smantellarli agli orari di chiusura e né rischieranno sanzioni. Una sorta di tolleranza in attesa di modificarne la norma. E a questo punto il compito, visti i tempi tecnici risicati dell'attuale consigliatura, toccherà al prossimo consiglio comunale che uscirà dalle urne. «Noi siamo al vostro fianco perché i vostri locali sono un presidio di sicurezza. Non vogliamo assolutamente spegnere Bari vecchia. Troveremo un punto di mediazione sulle legittime necessità di ambo le parti, tutela artistica e tutela del commercio» hanno ribadito Decaro e Palone per rassicurare i ristoratori, soprattutto quelli sospesi nel limbo del rinnovo delle autorizzazioni. Non a caso già a fine marzo una delle attività rischia infatti di restare senza occupazione di suolo pubblico, anticamera di fatto della chiusura. Tra due mesi sarà poi il turno di un altro locale. E i titolari dei pub e di bar restano quindi alla finestra non manifestando qualche perplessità. «Abbiamo affrontato il caso troppo tardi, è da oltre un anno che chiediamo risposte spiegano alcuni -. Tutti sapevano di questo problema, ma si è fatto poco. Aspetteremo questi dieci giorni. Poi decideremo le nostre iniziative».