L'iniziativa privata nei beni culturali, il modello Lapis Museum Dalla Fabrica Ecclesiae a una grande «Fabbrica della Cultura». L'Associazione Pietrasanta Polo culturale Onlus è stata fondata nel 2011 dal Raffaele lovine, l'attuale presidente. Composta da professionisti, imprenditori e docenti di Napoli, per statuto, si propone di valorizzare la Basilica di Santa Maria Maggiore detta "La Pietrasanta" e ha stipulato con l'Arcidiocesi un contratto di comodato, innestandosi sulle meritorie (benché insufficienti) opere di recupero della Soprintendenza ma realizzando dal 2012 una serie di interventi per garantire la piena fruibilità del complesso, fino a pochi anni fa in rovina. Investendo, ad oggi, un milione e mezzo di euro, fondi interamente privati. Per la sua storia, il suo fascino originario ancora intatto nell'antico ipogeo ed il suo sottosuolo, la Pietrasanta ha un potenziale enorme e Iovine e soci ne hanno fatta una bandiera dell'intervento privato autoctono nel rilancio del patrimonio culturale, intercettando il flusso dei turisti sempre più attratti dalla Napoli antica oltre che folcloristica. La Pietrasanta è oggi un esempio di riqualificazione, sede di importanti eventi per la posizione strategica alle porte del Decumano e suggestivo attrattore culturale e soprattutto, uno dei più importanti investimenti privati in città. Cinquant'anni, napoletano, allievo di Gerardo Marotta e dello storico del diritto Raffaele Ajello e suo vice alla direzione della collana di studi storici Frontiera d'Europa edita dall'Istituto Italiano degli Studi Filosofici, Iovine sembra conoscere gli affari ma soprattutto sa declinare la cultura in mercato senza svilirne valori e contenuti. Passa prima al settore ricettivo, ma da studioso del Settecento e autore di numerosi saggi sull'ambiente illuministico napoletano (Antonio Genovesi, Celestino e Ferdinando Galiani, Bartolomeo Intieri) o sull'editoria clandestina, il riformismo borbonico o i mali della Giustizia, che nel Settecento erano gli stessi. Questo spiega magari perché, oggi, il visitatore della Pietrasanta può ripercorrere la storia della città magari a ritroso, dal sottosuolo, cominciando dalle splendide croci templari complesse scoperte in cavità che probabilmente hanno ospitato riti iniziatici. Reperti che, in mano ad altri, probabilmente, sarebbero andati distrutti. L'esperienza imprenditoriale comincia insieme a suo fratello Marco e i fratelli Giovanni, Luca e Andrea De Vita con l'Hotel Neapolis nel 2000, accanto alla Pietrasanta, dando vita ad un moderno albergo alle porte del Decumano che si ispirasse alla «cultura dell'accoglienza per un'accoglienza nella cultura»: proponevano itinerari dal centro antico all'area flegrea, orientando le scelte dei turisti verso la conoscenza del grande patrimonio della città. «L'area flegrea l'abbiamo sempre promossa dice oggi Iovine sconta ancora ritardi per la difficoltà di mettere a sistema e valorizzare, attraverso un'opera di promozione oltre i confini regionali, il grande tesoro che possiede». L'avventura della Pietrasanta comincia nel 2003 quando insieme al rettore monsignor De Gregorio e Gemma Cautela della Soprintendenza «fui incoraggiato a prendermi cura del complesso monumentale, coinvolgendo i De Vita per primi, ottenendo la rimozione della cancellata che delimitava il perimetro della piazzetta» e così, al posto di un campo di calcio abusivo spuntano i tavolini della Locanda del Grifo (sua) e respira l'ingresso della basilica. Successivamente Progetto Neapolis Srl assieme al Comune finanzia il restauro della Cappella del Cappuccio, tra la Cappella Pontano oggi pure rimessa in sesto («Era diventata un deposito di bare») e la basilica. «Quindi riuscimmo a convincere il cardinale che potevamo trasformare la Pietrasanta da antica Fabrica Ecclesiae a moderna Fabbrica della Cultura, un luogo, cioè, capace di ospitare grandi operazioni culturali, dalle mostre ai concerti e prevedendo un intervento di valorizzazione che, partendo dalla basilica, si estendesse all'area archeologica fino al sottosuolo, un progetto verticale, dalla basilica più alta della città fino a 40 metri di profondità. Oggi possiamo dire che questo risultato è stato raggiunto». In questo momento l'associazione ospita Lapis Museum, Chagall, il Museo Archeologico sui culti e le leggende napoletane ed è l'Osservatorio Vesuviano a spiegarci il sottosuolo. «Abbiamo già avuto i "Tesori nascosti" e il "Museo della Follia" di Sgarbi, Arthemisia, "Le mostre impossibili" con la Rai e grazie alla rete di rapporti con grandi soggetti pubblici, musei ed Enti, la nostra Fabbrica aumenterà i livelli di produttività. Già con l'Osservatorio stiamo pensando ad altre iniziative: una stazione sismica nel cuore del centro storico, anche per dimostrare che soggetti pubblici e privati possono cooperare». «Possiamo dire», conclude Iovine, «che l'impresa culturale si realizza con cultura di impresa, ma l'impresa che stiamo mettendo insieme in realtà non vuole produrre profitti ma valori, ben inteso anche economici, ma anche sociali, identitari di quella memoria collet tiva che va conosciuta e diffusa e soprattutto il progetto ha dimostrato che tutela del bene e la sua valorizzazione possono stare insieme e non sono incompatibili. La Pietrasanta è oggi un cantiere di contaminazioni culturali sostenuto dalla capacità d'una squadra di professionisti che ne condividono le finalità: restituire alla città un bene per troppo tempo in abbandono e dimostrare, con l'esempio, un modello virtuoso, che affidare a privati il compito di gestire e prendersi cura dei monumenti può essere una scelta di crescita per tutti»