Pisa, dopo un lungo restauro domenica l'arcivescovo riapre il «Duomo vecchio» Pisa. Quando l'eco del primo salmo percorrerà le navate, difficile dire se sarà più emozionato, chi lo pronuncerà o chi lo ascolterà. In quelle sale da oltre sette anni, non si dice messa, da quando cioè, ed era l'Epifania del 2012, l'ex priore di San Paolo a Ripa d'Arno, don Luca Volpi, celebrò per l'ultima volta l'Eucarestia. Tornerà a farlo l'arcivescovo Giovanni Paolo Benotto che domenica, sollevando il calice, guarderà quella cupola che, ora, sette anni e 3 milioni di euro di lavori dopo, accoglierà i fedeli: «Rientrare in una chiesa così importante confida è ridarle la vita per cui è nata. Sarò emozionato e sarà una vera riscoperta, anzi per molti giovani pisani potrebbe essere la prima volta». Capolavoro del romanico pisano, San Paolo venne fondata intorno al 925, attestata dal 1032 e, leggenda vuole, che fosse il primo duomo di Pisa: «Questo è un mito chiarisce l'arcivescovo nato per la somiglianza della facciata con quella del duomo». Una storia millenaria che l'ha vista protagonista della vita pisana: prima convento, alla sua ombra sorgeva il monastero delle Benedettine, è poi passata sotto le bombe della seconda guerra. Il primo campanello d'allarme in epoca recente è del 10 novembre del 2010, quando frammenti di marmo si distaccarono dal transetto nord. Un incidente provvidenziale perché permise di scoprire che la tenuta strutturale era compromessa tanto che nel 2012 si decise di chiuderla. Sette anni sono serviti per studiare l'edificio che sembrava pendere verso l'Arno, prima di procedere con il consolidamento e il restauro: «Nella chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno erano concentrati, infatti, l'80 dei problemi strutturali spiegati nei corsi di ingegneria dedicati ai consolidamenti in edilizia» ha osservato l'ingegner Claudio Barandoni che con Loriano Crecchi ha progettato e diretto i lavori. «È stato fatto un lavoro enorme e accurato continua Benotto ora dobbiamo ricostruire la comunità che la riempirà. Sono sicuro che l'affetto dei vecchi parrocchiani non mancherà». Consolidate le mura, la cupola, le colonne, i capitelli e le monofore, incatenate le navate laterali e ricostruita la copertura, la spesa è stata coperta per metà dalle casse della diocesi e il resto dall'otto per mille alla Chiesa cattolica, dalla fondazione Pisa e da numerosi donatori, tra cui l'Unicoop Firenze. Riaprire le porte di San Paolo a Ripa d'Arno vuol dire restituire alla città anche un importante polo artistico: dentro conserva una Madonna con bambino di Turino Vanni, il sarcofago di Burgundio e la mensa d'altare consacrata da Papa Eugenio III nel 1149: «Tutto tornerà al suo posto continua il monsignore le pareti e le sale ora vuote sono perfette per trovare la comunione che i fedeli cercano. In quel silenzio ci sarà un momento di grande spiritualità».