L'altro ieri alla Reggia di Venaria è andato in scena l'addio del direttore Mario Turetta, chiamato a più alti incarichi ministeriali; con gran giubilo della presidente Paola Zini. I due erano in guerra da un anno per cause ancora da accertare e il promoveatur ut amoveatur di Turetta ha risolto la baruffa: sicché Mario Paola sono ricomparsi insieme in pubblico, dopo mesi da separati in casa, in letizia e gaudio, per raccontare al colto e all'inclita bilanci e progetti della Reggia. Purtroppo, Turetta è incorso in alcune inesattezze o «non detti» che impongono qualche precisazione. Turetta ha confermato che nel 2018 sono stati venduti 957.070 biglietti (vi ricordo ancora una volta che il dato della Venaria si basa sui biglietti staccati, non sulle persone fisiche dei visitatori: ogni singolo visitatore infatti stacca anche più di un biglietto a seconda delle mostre che intende vedere; secondo stime attendibili un milione di biglietti corrisponderebbe a circa 400 mila visitatori fisici entrati nell'area della Reggia). Il direttore uscente ha anche riconosciuto con franchezza che i biglietti del 2018 sono meno di quelli venduti nel 2017, quando ne staccarono 1.039.657, record assoluto. Ha però spiegato la pesante flessione con la rinuncia, quest'anno, al Villaggio di Babbo Natale che, sostiene Turetta, nel 2017 attirò alla Reggia almeno 100 mila persone. Una rinuncia causata da «problemi burocratici» che «si spera siano in futuro superati», ha aggiunto Turetta rivolgendosi con sguardo fidente all'assessore alla Cultura del Comune di Venaria, Antonella D'Afflitto. Costei ha annuito compunta e partecipe del dispiacere turettiano. Stravagante siparietto, se si considera che i «problemi burocratici» in questione furono sollevati e propugnati giustappunto dall'amministrazione comunale della quale la D'Afflitto è autorevole esponente. Ad ogni modo: così l'ha raccontata Turetta. A me spiace puntualizzare, perché Turetta mi sta simpatico e lo stimo, ma con i numeri non si scherza. E i numeri dicono che i 957.070 biglietti del 2018 sono meno non soltanto del milione e rotti del 2017, ma anche dei 984.899 nel 2016: e bisogna ricordare che, se nel 2018 è mancato il Villaggio di Babbo Natale, nel 2017 la Reggia aveva scontato due settimane extra di chiusura per ospitare il G7. In pratica, la Reggia di Venaria nel 2018 è ripiombata indietro di sette anni: nel 2011, infatti, toccò un suo primo «record» storico vendendo 951.617 biglietti. Quindi: l'anno passato la Reggia (senza il Villaggio di Babbo Natale) ha perso 82.587 biglietti rispetto al 2017 (quando ci fu il Villaggio ma ci furono anche le due settimane di chiusura extra); e ha fatto pure peggio del 2016, con ben 27.829 biglietti in meno rispetto a due anni fa (quando comunque il Villaggio di Babbo Natale non c'era). L'inversione di tendenza è confermata dall'andamento delle mostre: la più visitata nel 2018 è quella del fotografo Salgado, con 92.139 biglietti; al secondo posto si piazza «Restituzioni-La fragilità della bellezza» con 72.184 presenze; al terzo «Easy Rider», che al 31 dicembre aveva totalizzato 68.483 visitatori, però prosegue e può ancora arrivare in alto. Il confronto con l'anno precedente è tristanzuolo: ai primi tre posti nel 2017 troviamo infatti «Caravaggio Experience» con 135.203 ingressi in 257 giorni d'apertura; la mostra di Giovanni Boldini con 101.798 biglietti in sei mesi; e «Lady Diana. Uno spirito libero» che in 180 giorni ha richiamato 85.134 visitatori. Nel 2016 alla Venaria la mostra più vista fu quella di Steve McCurry (170 mila biglietti) seguita da «Le meraviglie degli zar» con più di 106 mila paganti. Insomma: nell'arco degli ultimi tre anni le mostre top della Venaria hanno avuto sempre meno visitatori. Ora, Babbo Natale o non Babbo Natale, i numeri mi dicono che alla Venaria qualcosa va storto. Forse le mostre funzionano meno che in passato; forse si è esaurita la spinta propulsiva; potrebbe anche darsi che, semplicemente, a Torino arrivino meno turisti. Ma se lo scrivo, poi i barbapapà del Comune si dispiacciono e s'indignano e tirano fuori i dati della questura per dimostrarmi che non capisco niente e che a Torino non ci sono mai stati così tanti turisti. Propongo quindi un'inedita spiegazione: a Torino i turisti non fanno che aumentare, però vanno tutti al Museo della Juve. Ricordate quando eravamo riconosciuti nel mondo come «la città della Juventus e della Fiat»? Peccato che adesso ci manchi la Fiat: sennò, il ritorno agli Anni Settanta sarebbe perfetto.
Corriere della Sera
1 Marzo 2019
Venaria, le mostre e i numeri dei turisti
GA
Gabriele Ferraris
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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