Il governo continua a trattare con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna per mettere a punto singole intese Stato-Regioni finalizzate a concedere «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia». Sanità (trattamento di medici e infermieri), infrastrutture (autostrade, ferrovie, porti, aeroporti, reti), istruzione (assunzione dei docenti), beni culturali (musei), politiche per il lavoro (centri per l'impiego), costituiscono solo alcune delle funzioni di questa partita. 1 Autonomia differenziata: come funziona? Trattenendo le risorse finanziarie ora destinate allo Stato, la Regione chiede il trasferimento di funzioni (ambiente, tutela della salute, istruzione, tutela del lavoro, rapporti internazionali e con l'Unione europea, tutela beni culturali, etc.) da esercitare direttamente. 2 Come si finanziano i servizi regionali? Il Veneto, per esempio, chiede che le risorse necessarie a finanziarie le sue nuove funzioni corrispondano ai 910 del gettito riscosso nel territorio della regione delle principali imposte erariali (Irpef, Ires e Iva). Tuttavia, ogni Regione ha una differente capacità fiscale per cui le minori entrate per lo Stato dovrebbero poi essere compensate dal fondo perequativo. 3 Cosa stabilisce la Costituzione in materia? La Costituzione, infatti, prescrive che lo Stato garantisca le prestazioni a tutti i cittadini a prescindere dalla capacità fiscale dei territori. 4 Chi concede l'autonomia alle Regioni ordinarie? Il Parlamento, approvando a maggioranza assoluta un disegno di legge del governo. Il testo che recepisce l'intesa Stato-Regione non sarebbe, secondo un'interpretazione della Costituzione, emendabile dalle Camere che dovrebbero solo recepire i contenuti dell'accordo. Invece, un'altra scuola di pensiero sostiene che i ddl del governo sulle intese Stato-Regione sono emendabili perché si chiede al Parlamento di spogliarsi di una potestà legislativa. 5 Quante Regioni hanno chiesto più autonomia? Alle tre regioni di testa, che nel 2018 hanno sottoscritto accordi preliminari con il governo Gentiloni, si aggiungono 5 consigli regionali: Campania, Liguria, Marche, Piemonte e Umbria che hanno dato mandato ai rispettivi presidenti di attivare un negoziato con il governo. Basilicata, Puglia e Calabria sono alla fase preliminare. 6 Quali materie sarebbero trasferite alle Regioni? Veneto e Lombardia hanno chiesto più autonomia su 23 materie (tre della quali di esclusiva competenza statale: giustizia di pace, norme generali sull'istruzione e tutela dell'ambiente) mentre l'Emilia-Romagna si è limitata a 15. Per la sanità, il Veneto chiede di poter legiferare su personale e acquisti. La Lombardia vuole controllare le concessioni autostradali e le ferrovie regionali; «arretrare» i beni pubblici dal demanio statale a quello regionale; regionalizzare musei statali (con relativo personale) come la pinacoteca di Brera e il Palazzo ducale di Mantova. 7 Come avviene il trasferimento delle funzioni? Ogni funzione acquisita dalle Regioni deve però essere ceduta dai ministeri competenti che già stanno facendo resistenza. 8 Cosa sono Lep, Lea e costi storici? Per quantificare le risorse da trattenere dalle regioni, si considerano alcuni parametri: i costi storici (quanto è costato un determinato servizio); i Livelli essenziali di prestazione (Lep) che riguardano tutti i servizi esclusa la Sanità; i Livelli essenziali di assistenza (Lea) dedicati agli ospedali. Solo dopo aver calcolato Lep e Lea, si potrà giungere a valutare i fabbisogni standard. Cioè i costi del servizio differenziato in ogni regione. 9 Chi decide i fabbisogni standard? Esiste già una commissione per i fabbisogni standard (Ctfs) composta da tecnici di livello ma senza presidente da 9 mesi. Ora il governo prevede commissioni paritetiche di 18 membri (9 della regione interessata e 9 dal ministero per gli Affari regionali) che procederanno al calcolo dei fabbisogni standard. 10 Le Regioni con poca capacità fiscale? Per i governatori del Nord le intese Stato-regione sono un'opportunità per tutti gli italiani. Però, dal Mezzogiorno si moltiplicano le preoccupazioni di chi teme un federalismo fiscale ostile alle compensazioni tra regioni ricche e povere. È vero infatti che, se il Veneto tratterrà i 910 dell'Iva incassata nel suo territorio, i suoi servizi saranno più efficienti. Ma il gettito rimanente (110) sarà sufficiente a soccorrere le Regioni con capacità fiscale limitata?