Nel Salone de' Dugento visibili per sei mesi quattro capolavori. Poi arriveranno gli altri «È un sogno che si realizza». Il sogno è doppio, quello del biblico Giuseppe, che dà il nome alla serie dei bellissimi e preziosi venti arazzi medicei, e quello della esposizione degli arazzi nel Salone de' Dugento per il quale furono realizzati. Da ieri, infatti, quattro dei capolavori voluti da Cosimo I sono visibili al pubblico e lo rimarranno per sei mesi, per lasciare il posto ad altri quattro pezzi e così via a rotazione fino al 29 agosto 2021 quando la straordinaria mostra chiuderà. Un «tour» di trenta mesi per mostrare a turisti e fiorentini gli arazzi tornati a nuova vita dopo quasi trent'anni di restauro e riuniti grazie all'accordo tra Comune Vecchio, Quirinale, e Ministero dei beni culturali, che nel 2021 potrebbe essere rinnovato. Gli arazzi, tutti di proprietà dello Stato, furono divisi a fine Ottocento, dieci rimasero in Palazzo Vecchio, dieci seguirono i Savoia a Roma, e l'intesa tra Presidenza della Repubblica e Firenze li ha riportati a casa e, dopo la mostra del 2015, ora ha reso possibile il loro inserimento nel percorso museale comunale, anche se per ammirarli occorre un biglietto a parte, oltre che la prenotazione, dato che per non mettere in pericolo la loro conservazione (anche se il Salone è stato climatizzato) si potranno vedere solo in piccoli gruppi e al massimo per trenta minuti (informazioni e prenotazioni: infomuse.comune.fi.it, e 055.2768224 055. 2768558). I primi quattro arazzi, due per parete, sono Il sogno dei Manipoli su disegno del Bronzino, Giuseppe racconta il sogno del sole, della luna e delle stelle , sempre del Bronzino, Vendita di Giuseppe , del Bronzino e Lamento di Giacobbe , su disegno e cartone di Pontormo, realizzati tra il 1548 e il 1549 dai fiamminghi Jan Rost (il cui «anagramma» in girarrosto con tanto di pollo firma i suoi pezzi) e da Nicolas Karcher. La firma Bronzino Fiorentino si legge invece sulla Vendita di Giuseppe , assieme al giglio rosso tra le due F di Fabbrica Fiorentina e tra i volti, gli animali, i panneggi colorati, i fiori e le piante, spuntano fili d'oro e simbolismi legati ai Medici, intrecciati in composizioni poco conosciute dato che sono rimaste invisibili per anni. «Questa mostra è frutto della disponibilità generosa, fin dal primo momento del Capo dello Stato Sergio Mattarella, cui con un po' di incoscienza lanciai l'idea di riunire gli arazzi nel luogo per il quale erano stati realizzati dice il sindaco Dario Nardella Un'iniziativa che si unirà agli eventi per i 450 anni dalla morte di Cosimo I, che li volle, come volle la fontana del Nettuno in piazza Signoria che tra poco restituiremo alla città, restaurata e con anche i getti d'acqua». Alla scopertura degli arazzi hanno partecipato anche Marco Ciatti, soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure che ha restaurato gli arazzi fiorentini, Francesco Colucci per il Quirinale, e Alessandra Griffo per le Gallerie Degli Uffizi cui appartengono gli arazzi da sempre in deposito agli Uffizi. «E per l'anno di Cosimo I agli Uffizi terremo una mostra di arazzi Seicenteschi», ha annunciato Griffo.