SABAUDIA «Mi chiedo per quale motivo sino ad oggi nessuna istituzione, a qualsiasi titolo, non abbia pensato di mettere mano al restauro del Canale Romano, liberandolo dai massi che lo ostruiscono, e di riparare le sue sponde ormai al collasso e non certamente per colpa della mia famiglia». È il commento di Alfredo Scalfati, proprietario del lago di Paola, al ventilato esproprio dell'importante sito archeologico costruito oltre duemila anni fa dai romani. «Non ho mai vantato diritti di proprietà sul Canale, che ritengo prezioso non soltanto dal punto di vista storico-archeologico, ma anche per la vicina azienda ittica, prima ancora che per i cantieri Rizzardi, alla ricerca di uno sbocco in mare per i loro yacht. Del resto a sottolineare l'importanza strutturale dell'opera fu tre secoli fa l'allora Papa Innocenzo XIII. Ho l'impressione che sul Canale Romano vada in scena, e non certamente da oggi, una sorta di teatrino della politica. Si parla molto, e spesso senza cognizione di causa, per non fare nulla», prosegue il primogenito dell'avvocato Giulio, che si dice d'accordo con quanti escludono che il Comune possa espropriare un bene che appartiene allo Stato e sul cui futuro debbono pronunciarsi il Ministero dei Beni culturali e la Sovrintendenza ai Beni Archeologici del Lazio. Proprio la Sovrintendenza infatti pochi mesi fa vi ha apposto il suo vincolo. Tocca quindi allo Stato e per esso al Ministero dei Beni Culturali, di cui le Sovrintendenze sono espressione, dire cosa di debba fare del Canale di Torre Paola. Quale tipo di lavori eseguirvi per scongiurare il definitivo collasso delle sue sponde ed al tempo stesso consentire alle imbarcazioni da diporto di attraversarlo per raggiungere il mare aperto. «Per quanto mi riguarda, come ha ricordato nei giorni scorsi proprio Il Tempo, ho sottoposto nell'aprile del 2004 all'attenzione dell'amministrazione comunale di Sabaudia, della Provincia di Latina e della Sovrintendenza Archeologica del Lazio, la relazione dell'architetto Antonio Briolini, per la rimozione dei massi che oggi ostruiscono il corso d'acqua, mettendo in serio pericolo la navigazione ed attendo ancora di avere una risposta. Se quel progetto non è condiviso lo si dica chiaramente e se ne faccia un altro. Ma parlare rimanendo inoperosi è la soluzione peggiore perché le sponde del Canale Romano sono ormai al collasso. Ma come ho avuto modo di dire in altre occasione ho l'impressione che della vocazione marinara di Sabaudia, della necessità di incentivare un turismo che punti sulla piccola e media nautica da diporto e sulle relative strutture alle istituzioni poco importa, impegnate come sono a autorizzare un'autentica corsa al mattone, che sta stravolgendo lo stesso paesaggio della città», conclude Scalfati. Il Canale Romano torna così ad essere oggetto di un duro confronto a Sabaudia. Nella città delle dune vincoli ambientali e archeologici, uniti alle competenze sullo stesso sito da parte di molteplici enti, cozzano da tempo con la necessità di sviluppo del settore turistico ed industriale. E molti progetti in tal senso da qualche anno sembrano proprio ruotare attorno al lago di Paola e allo storico Canale.
Canale Romano, Scalfati affonda l'ipotesi dell'esproprio
Alfredo Scalfati, proprietario del lago di Paola, ha espresso la sua preoccupazione per lo stato di degrado del Canale Romano, che è stato costruito dai romani oltre duemila anni fa. Scalfati sostiene che il Canale sia prezioso sia dal punto di vista storico-archeologico che per la sua importanza per l'azienda ittica e per la vicina città di Sabaudia, che ha bisogno di un sbocco in mare per i suoi cantieri navali. Il primogenito dell'avvocato Giulio ha anche sottolineato che il Comune non può espropriare un bene che appartiene allo Stato, e che il Ministero dei Beni Culturali e la Sovrintendenza ai Beni Archeologici del Lazio devono prendere decisioni sul futuro del Canale.
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