VENEZIA. Truffe, estorsioni e usura droga e prostituzione: il «core business» del clan dei casalesi guidato da Luciano Donadio. Dall'indagine che ha scoperchiato le ramificazioni della Camorra sul litorale veneto emerge però anche la passione per l'arte del boss. Un pentito fu incaricato di vendere sei tele: un nobile veneziano ne ha riconosciute un paio, rubate in casa sua. Continua, intanto, la sottoscrizione dell'appello contro la mafia. VENEZIA. Truffe, estorsioni e usura, soldi falsi, droga e prostituzione (su queste ultime anche chiedendo il pizzo ad altri gruppi criminali). Erano questi i «core business» del clan di Casalesi guidato da Luciano Donadio, sgominato una settimana fa da un blitz di Squadra mobile e Guardia di Finanza sotto la guida del pm Roberto Terzo. Ma dagli atti dell'inchiesta spuntano anche i quadri rubati e addirittura si parla di un paio di tele attribuite a Caravaggio. La fonte è uno dei pentiti, che ha riferito di essere stato incaricato da Donadio di cercare acquirenti per sei quadri d'autore al prezzo di 50 mila euro l'uno. Il pentito li ha anche fotografati nell'abitazione del boss in cui erano custoditi, a Casal di Principe, e proprio a partire da quelle immagini pare che un paio siano tra quelli rubati nel 2007 a casa di un nobile con palazzo sul Canal Grande, che li ha riconosciuti: due olii su tela di paesaggi. A conferma dell'«interesse» per l'arte c'è anche il fatto che Donadio nel 2015, anni dopo, era stato intercettato mentre diceva ai suoi sodali di possedere 7 quadri di fine '800 frutto di un furto di una ventina di opere avvenuto in una villa. Sono molti i filoni per «fare soldi» che emergono dagli atti. Per esempio c'è la ricettazioni di gioielli e diamanti. Ma anche la spasmodica ricerca di soldi falsi. «Ti giuro sono perfetti - diceva un complice al boss - tre ragazzi li fanno... li faccio lavorare di notte, gli do 500 euro a testa». Ci sono le truffe aggravate ai danni dello Stato, per lucrare trattamenti di disoccupazione o di maternità non spettanti, per un totale quantificato (per difetto) in 500 mila euro dalla Guardia di Finanza. Ma anche le ripetute truffe alle assicurazioni, in particolare alla francese Groupama, grazie al ruolo del titolare dell'agenzia di San Donà di Piave, che non è stato indagato, ma è stato licenziato proprio per queste irregolarità. In un caso uno dei figli di Donadio era caduto in moto e l'aveva danneggiata: il boss aveva organizzato un falso incidente che aveva portato a una liquidazione di 2500 euro. Il clan introitava tanti soldi in contanti e per farli girare senza destare troppi sospetti li usava anche per pagare gli stipendi ai dipendenti delle società collegate, molti dei quali erano in realtà solo una copertura. Gli inquirenti hanno scoperto che a un certo punto la Donadio società cooperativa aveva 35 dipendenti, per la maggior parte pregiudicati e prostitute. Un altro filone è quello delle vincite di gioco fittizie: viene citato il caso dell'imprenditore Graziano Poles che doveva «ripulire» 100 mila euro e Donadio gli propone di simulare delle vincite al punto Snai di sui era proprietario formalmente il figlio, usando le ricevute. Domani i tre sindacati Cgil, Cisl e Uil manifesteranno davanti al municipio di Eraclea contro le infiltrazioni mafiosa nel Comune, di cui è stato arrestato il sindaco Mirco Mestre. E ieri anche il sindaco di Venezia e metropolitano Luigi Brugnaro ha affrontato l'argomento. «Nel nostro territorio gli imprenditori corrotti non sono molti, c'è qualche mela marcia, che quando possiamo togliamo dal cesto - ha detto - Già quando ero presidente di Confindustria abbiamo raccontato agli imprenditori che fallire non è un reato, ma lo diventa reato se non ne accetti culturalmente l'idea e ti rivolgi agli strozzini». «Sono state fatte in passato e continueranno le azioni non solo contro la delinquenza, ma anche il terrorismo - ha proseguito - Parte tutto da un disagio sociale generale, dalla mancanza di controllo del territorio. Da noi questo controllo c'è, grazie a prefetto, procura, forze dell'ordine, ma anche a una società civile, onesta, degna, capace e retta» .