Ticket d'accesso a Venezia, ora è ufficiale. Ieri sera il consiglio comunale della città ha approvato il regolamento di applicazione del «contributo di accesso» al centro storico, la cosiddetta «tassa di sbarco». E ieri è stata approvata anche la delibera per l'immediata esecuzione del provvedimento. Deroghe per «nativi» e tifosi in trasferta. VENEZIA. Si comincerà tra un mese, il primo maggio o giù di lì, con una tariffa «flat» di 3 euro, che però non riguarderà le auto private (per quelle serve la nuova Ztl, ancora in fase di approvazione). Un mese e dieci ore di confronto non hanno cancellato le critiche ma hanno portato a 22 le categorie di esenzioni del ticket di accesso. Le ultime: non pagherà nessuno che sia nato a Venezia, anche se abita a Sidney o New York, non pagheranno i tifosi del Penzo che arrivano organizzati tra pullman e motonave (gli altri si) meno che mai i pazienti ospedalieri di ogni tipo. Ieri sera, dopo una discussione durata quasi dieci ore, il consiglio comunale ha approvato il regolamento del contributo d'accesso. Il testo è stato emendato quasi solo dalla giunta ed è stato approvato con il voto contrario dei tre consiglieri M5s e dei due del Gruppo misto, mentre gli esponenti di Pd e lista Casson sei - non hanno votato. Compatti i 22 consiglieri di maggioranza di lista Brugnaro, Forza Italia, lista Boraso, Lega, Progetto civico e Area Popolare. «Non siamo contrari al contributo d'accesso ha detto Emanuele Rosteghin (Pd) ma non troviamo giusto il modo in cui verrà applicato». La forma, non il concetto. Anche perché a schierarsi contro il ticket si rischia di venire tacciati di eresia, visto che da anni associazioni, categorie e movimenti cittadini chiedono a gran voce una qualche forma di limitazione all'assalto dei turisti. A chi ha sostenuto che però con 3 euro non si fa «deterrenza», ha risposto Giovanni Giusto (Lega): «C'è chi per non pagare un euro di caffé al bar finisce per orinare sui muri della Basilica». L'unica voce nettamente contraria è stata quella del vicepresidente del consiglio comunale, Giovanni Pelizzato (lista Casson), che prima del lungo elenco di emendamenti dei colleghi ha voluto ripartire dal principio: «Credo sia sfuggito a tutti il punto focale: stiamo per comunicare al mondo che per arrivare a Venezia bisogna pagare un biglietto. Stiamo parlando di una delle capitali ideali del mondo, con più di mille anni di storia. E noi la trasformiamo in un museo». Con moltissime esenzioni: 22 quelle richiamate dall'assessore al Bilancio Michele Zuin, che ne ha accolte alcune «arrivate dalle richieste in commissione». Tra queste mancano quelle per matrimoni, battesimi e altre celebrazioni religiose, per i clienti dei professionisti, le scolaresche, i relatori di convegni e incontri culturali. Salvi i tifosi, ma solo se salgono in comitiva su un vaporetto della società sportiva in terraferma, sbarcano allo stadio e a fine partita risalgono per tornare subito a casa, senza quasi toccare «masegno». Decine le sfumature: «I parenti dei residenti della città storica sono esentati, ma quelli degli altri residenti nel comune no?», ha chiesto Francesca Faccini (lista Casson). Tra le resistenze maggiori, quella alle convenzioni per alberghi, bed breakfast e locazioni turistiche imprenditoriali fuori comune, che a fronte di un lavoro di sensibilizzazione nei confronti degli ospiti sulla fragilità di Venezia, vedranno dimezzare il ticket dei loro clienti nei giorni congestionati. «Altro che gestione dei flussi ha detto Sara Visman (M5s) così diamo la possibilità a tutto il Veneto di vendersi il "brand Venezia"». Per la collega Elena La Rocca, invece, risultava allarmante la distinzione tra strutture imprenditoriali e non, tanto che Zuin ha finito per replicare con un sorriso: «Da una parte chiedete di stringere le maglie, dall'altra di allargarle. Mettetevi d'accordo. O forse siete solo seccati perché il vostro governo non vi ha consultati?». Fuori dal consiglio si è alzata la voce critica del Gruppo 25 Aprile. «Il modo in cui lo strumento è stato declinato si tradurrà in ulteriori disagi e pastoie burocratiche per chi dovrà dimostrare di essere esente dalla tassa», dicono annunciando disobbedienza civile nei casi di autocertificazione. Loro l'ultima richiesta: perché dovrebbe pagare chi viene a Venezia per partecipare a una manifestazione di protesta?