«Faremo meglio dell'era Belli». Parola di Vittorio Sgarbi, nuovo presidente del Mart, che è pronto a rilanciare il museo di Rovereto dopo il calo di visitatori: «Servono mostre intriganti. Voglio ampliare l'offerta gratuita». Trento «Ho in mente un progetto che porterà più visitatori di quelli dell'era Belli», annuncia Vittorio Sgarbi. Il celebre critico d'arte, che la Provincia di Trento ha voluto come nuovo presidente del Mart, sul rilancio del museo ha le idee chiare. Gli ultimi dati dicono che lo scorso anno ci sono stati seimila ingressi in meno. Cosa bisogna fare per invertire questa tendenza? «Dato che il calo dei visitatori riguarda anche i castelli prima di tutto ci vorrebbe una fondazione "Amici dei castelli del Trentino" per rianimare la vita di questo straordinario patrimonio, attraverso letture, eventi e tour, come hanno fatto per i castelli della Loira. Per quel che riguarda il museo invece bisogna partire dalla comunicazione». In che modo? «Ad esempio con dei titoli azzeccati. Il titolo è tutto, può creare un effetto di spaesamento. Se la mostra dedicata a Margherita Sarfatti si fosse chiamata "Arte e fascismo" avrebbe attratto molti più visitatori. Forse avrebbe anche diviso politicamente, ma sarebbe stato meraviglioso. Abbiamo bisogno di mostre intriganti, provocatorie». Bene o male, basta che se ne parli? «Bisogna trovare il modo per potenziare quello che una mostra vuole dire, evitando il danno di scelte troppo sofisticate rispetto all'attenzione popolare». La sua presidenza sembra destinata a far discutere. «L'effetto Sgarbi c'è già, me l'ha detto Maraniello. Hanno ricevuto tantissime chiamate di persone incuriosite dalla mia nomina. Non mi vedono come il presidente del museo, ma come una mostra in corso. Questo di per sé crea un effetto positivo per il museo. Questa euforia non esclude che poi si debbano vedere le carte per valutare le necessità». In molti ritengono che le mostre dell'epoca d'oro sarebbero inconciliabili con il bilancio attuale. «Non va mai praticata una posizione rinunciataria. Bisogna ambire a fare più di allora. Il mio obiettivo è fare un visitatore in più di quelli fatti dalla Belli, non colmare il disavanzo». Un fattore che può contribuire ad aumentare gli ingressi è quello della gratuità.«Credo sia un mio dovere preliminare agire in questo senso. Bisogna favorire la conoscenza del patrimonio artistico, trovando risorse alternative». Quali? «Innanzitutto si potrebbe sostituire il biglietto con un'offerta gratuita non inferiore a due euro. Oppure, come feci a Cefalù, si può pensare che chi soggiorna in città o va nei ristoranti del centro paghi una sorta di mancia e in cambio abbia diritto a un biglietto. Con pochi euro a testa, moltiplicati per un grande numero di persone, il museo potrebbe raccogliere cifre importanti. Si può pensare anche di aprire un ristorante all'interno del Mart, chiamando uno chef stellato». Alcuni sostengono che per rilanciare il Mart serve una maggior integrazione tra Trento e Rovereto. A partire dal Palazzo delle Albere. «Ho cominciato le mie visite in quel palazzo.Avevo anche proposto di portarci parte della mia collezione. Le Albere per me saranno un passaggio importante. Credo che il Mart debba fare rete con questa struttura e con gli altri musei di Rovereto, in particolare la casa di Rosmini». Si è parlato anche di un gemellaggio con il Museo Canova di Possagno. Ne ha in mente altri? «Abbiamo di fronte altri tre importanti centenari. A partire dai 500 anni dalla morte di Leonardo. Nel 2020 sarà la volta di Raffaello. E poi nel 2021 ci sarà l'anniversario della morte di Dante (700 anni, ndr ). Di materiale ce n'è tanto. Un dialogo concettuale tra Leonardo, maestro senza tempo, e Duchamp, primo maestro del '900, sarebbe perfetto».