Lo studioso: «Il sistema delle sovrintendenze va difeso» «Le sculture canoviane hanno il fuoco dentro». A parlare è Xavier F. Salomon, Chief Curator della Frick Collection di New York, la casa-museo sulla Fifth Avenue un tempo residenza dell'industriale Henry Clay Frick e scrigno di capolavori dell'arte italiana, dal San Francesco nel deserto di Giovanni Bellini al San Giovanni Evangelista di Piero della Francesca, e poi Cimabue, Bronzino, Tiziano, Veronese, Vermeer, Rembrandt, Van Dyck. A dispetto del nome, Salomon è italiano - nato a Roma da madre inglese e padre danese - , perfetto protagonista del nuovo appuntamento, stasera alle 20.45, di «Cervelli in fuga - A casa per una sera», al Ridotto del Teatro Comunale Città di Vicenza. Parlerà delle vicende de «Il George Washington di Antonio Canova». Professor Salomon, come definirebbe l'arte di Canova con un aggettivo? «Elegante». C'è chi dice sia un artista un po' freddo, poco attuale. «In realtà i suoi lavori hanno il fuoco dentro, contengono emozioni. Basti pensare ad Amore e Psiche o a Le tre Grazie . Canova non è uno scultore attuale ma il significato delle sue opere è attuale per i sentimenti umani insiti». I temi dell'incontro vicentino? «Era il 1816 quando il Parlamento di Raleigh, nella Carolina del Nord, incaricò Thomas Jefferson di occuparsi della commissione di un monumento dedicato a George Washington. Il terzo presidente americano scelse Canova, primo italiano a ricevere un'importante commessa pubblica negli Stati Uniti. Il maestro neoclassico ritrae Washington seduto, intento a scrivere la rinuncia al terzo mandato da presidente. Una dignità e un linguaggio di libertà che si sposavano con gli ideali di una giovane nazione che cercava di fondare una storia e la propria cultura, anche guardando al modello politico della Serenissima. L'opera venne svelata nel 1821, ma un decennio più tardi un incendio la ridusse in frantumi. Se oggi si rimettessero insieme i frammenti e c'è un possibile progetto in vista dell'anniversario del 2021 - la statua avrebbe le sembianze di un Torso Belvedere. Per fortuna il Museo Antonio Canova di Possagno ha il grande modello preparatorio in gesso del 1818, ora al centro della mostra "Canova e George Washington" (al museo canoviano fino al 22 aprile)». Le relazioni Italia-America, culturali e non solo, oggi? «Molto buone, gli scambi culturali, i prestiti di opere d'arte e le collaborazioni tra studiosi frequenti. Dal punto di vista politico, se tradizionalmente tra gli Stati Uniti e l'Italia (e l'Europa in generale) i rapporti sono sempre stati di amicizia, non so come saranno in futuro. Il problema che vedo nel mondo è che i paesi si stanno chiudendo a riccio su sé stessi, pur nell'epoca della globalizzazione». Lei è un cervello in fuga? «In fondo sì. Sono nato e ho vissuto fino a 18 anni a Roma. Poi sono andato a studiare a Londra. Da 22 anni sono all'estero, non era pianificato, ma poi è difficile tornare in Italia». Qual è la ricetta per far restare (o tornare) i cervelli italiani nel nostro paese? «Offrire i mezzi e le condizioni». Tornerebbe in Italia? e, in caso affermativo, in quale museo? «Potrei. Gli Uffizi, il sogno di tutti. O la Galleria Borghese». Cosa ne pensa del sistema museale italiano? «Il sistema, concepito con le Sovrintendenze e la rete col territorio, è un tessuto importante e va difeso, anche se è una sfida complicata. I recenti cambiamenti della riforma erano necessari». Lei è curatore capo di un museo privato, cosa ne pensa del rapporto pubblico-privato? «I musei americani sono tutti privati (fa eccezione la National Gallery di Washington), gestiti da fondazioni senza scopo di lucro, che nascono da lasciti di collezioni ed eredità importanti che permettono di coprire i costi di gestione. Il resto lo fa il fund raising, che da noi beneficia degli sgravi fiscali. In Italia è diverso, i musei nascono da raccolte pubbliche e vengono gestiti dallo Stato». Il successo della Frick: una questione di marketing o di contenuti? «I contenuti prima del marketing. Il nostro museo ha una collezione, uno staff e progetti di qualità. In Veneto in tal senso avete delle eccellenze, come il Palladio Museum a Vicenza o Le Stanze del Vetro a Venezia. Va detto invece che, proprio per mancanza di contenuti, la metà delle mostre che si fanno in Europa sono inutili». I suoi artisti preferiti. «Paolo Veronese resta il mio grande amore. Contemporanei? Cy Twombly, pure Alberto Burri, Giuseppe Penone. Sono un fan dell'Arte Povera».