I dettagli nel dossier riservato del Politecnico. Incognita costi e tempi Visto da fuori, una sorta di Beaubourg di eco parigina, con un reticolo di vetro intervallato da vuoti che impreziosisce la facciata del vecchio capannone e, in alto, la grande insegna: «Brera». Dentro, per cominciare, trenta aule laboratorio concentrate nella parte Sud. Da lì prenderebbe le mosse lo sviluppo del Campus delle arti allo Scalo Farini, sul lato di via Valtellina. Domani l'Accademia guidata da Livia Pomodoro inaugura in pompa magna l'anno con ospiti d'eccezione e un migliaio di invitati proprio lì dove in futuro si immagina la nuova sede anche se di quella, allo stato, ci sono solo i disegni e l'idea. Con tempi ancora tutti da definire. Lo studio commissionato direttamente dalla direzione dell'Accademia ai docenti del Politecnico e presentato nei giorni scorsi al Collegio docenti di Brera, più di duecento pagine riservate piene di rendering e riflessioni, prevede tre fasi di insediamento. La prima fase, quella che inizialmente era stata prevista già per il momento attuale, a febbraio, e poi spostata al mese di novembre di quest'anno, ipotizza di ricavare trenta aule riadattando la parte di capannone a Sud che fino a pochi mesi fa, nella struttura dell'ex scalo, era occupata da un ufficio postale. Si ipotizza poi di trasferire lì i 1.500 studenti del corso di Progettazione e Nuove tecnologie ora confinati in viale Marche. Sistemi urbani di Ferrovie dello Stato, proprietaria della struttura, per ora ha concesso lo spazio in uso solo temporaneo, a Brera. Il futuro è da vedere: dovrà esserci una procedura ad evidenza pubblica. In ogni caso, la primissima fase costerebbe 2,8 milioni di euro e, se si considerano anche quelle successive, per arrivare a 15 mila metri quadrati di estensione del Campus, il costo sale a 25 milioni circa (anche se per definire l'entità dei lavori, dopo la vera e propria progettazione, l'istituzione statale che opera sotto l'egida del Miur dovrà indire la gara d'appalto). Infine, ci sono ulteriori diecimila metri quadrati di espansione già prevista: a decidere dove, sarà lo studio che realizzerà il masterplan (l'analisi del Politecnico prevede siano dentro lo stesso capannone ma questo, secondo accordi in fieri, andrebbe invece demolito: l' ipotesi è piuttosto una torre di nuova costruzione). Nuovi costi. Dove potranno essere recuperati i fondi? In origine il Cipe aveva messo a disposizione per riqualificare la caserma Mascheroni 30 milioni, ma al momento nulla è certo: anche perché la caserma, dove inizialmente doveva insediarsi l'Accademia, era di proprietà del Demanio, mentre lo scalo Farini fa capo alle Ferrovie, società per azioni. Quanto ai tempi, rischiano di non essere brevi. Il Comune avrebbe dato indicazione di «esplorare il terreno nel raggio di 300 metri e realizzare di conseguenza le bonifiche. Secondo gli esperti, tra lavori e allestimento, si arriverebbe a fine 2020. Per il resto dello scalo, invece, ad aprile sarà decretato il masterplan vincitore che dovrà essere sottoposto ad istruttoria pubblica. Entro l'estate sarà disegnata l'ossatura dello scalo, con posa della prima pietra prevista nel 2021.