Sei mesi di restauri, anche con un trattamento biocida, una sorta di antibiotico che ha debellato colonie di muffe dall'affresco. «Un miracolo laico», ha detto il sindaco di Caravaggio Bolandrini presentando gli esiti dell'operazione nella chiesa di San Bernardino affollatissima. L'affresco, steso su una superficie di 80 metri quadrati, fu dipinto nel 1531 dal Fermo Stella. «Il ciclo della Passione», che con i suoi 80 metri quadrati di colori e figure, è il più grande dipinto del Fermo Stella, realizzato nel 1531 nella chiesa di San Bernardino, a Caravaggio, è stato restituito nel suo splendore ai cittadini. «Siamo intervenuti prima che il fumo delle candele e l'umidità distruggessero questo capolavoro, è un miracolo laico», afferma, entusiasta, il sindaco Claudio Bolandrini nel ringraziare i moderni mecenati che hanno finanziato il restauro devolvendo, attraverso l'art bonus, 258.000 euro. A metterci mano, per sei mesi, è stata la restauratrice Giuseppina Suardi insieme alle sue collaboratrici , che ha svelato il dietro le quinte del lavoro. Il primo compito è stato il consolidamento della calce con l'iniezione di emulsioni a bassa concentrazione per fissare il colore, che era stato mescolato dall'artista alla colla di coniglio. Erano evidenti, infatti, i danni causati dalle tante infiltrazioni di acqua piovana subìte per anni: efflorescenze saline, patine bianche di carbonato di calcio e micro scaglie di pittura che si sono sollevate. «Il Crocifisso e la figura di Gesù erano le parti più danneggiate tanto da presentare vere colature afferma la restauratrice . Si è reso necessario applicare il trattamento biocida, una sorta di antibiotico che ha disinfettato l'affresco dalle colonie di muffe». La seconda parte del lavoro ha portato a sostituire le stuccature dei precedenti interventi. La certezza è che siano stati tre, avvenuti alla fine dell'800, nel 1944 e negli anni '70. «La lampada a raggi ultravioletti, passata sulle figure, ha rivelato i ritocchi effettuati con caseina, colle e resine: volti imbellettati, rossetti, ombretti, pupille ridipinte cambiando, a volte, pure la direzione dello sguardo. Abbiamo evitato l'accanimento terapeutico, tanto che dove la pulitura non era possibile si è scelto di trovare un accordo cromatico», aggiunge la Suardi. L'ultimo passo, il più delicato, è consistito nella reintegrazione pittorica. Impossibile riportare l'opera allo stato originale, senza usare la fantasia. «Il cielo che vedete oggi è grigio, ma abbiamo trovato frammenti di azzurrite, mentre le cornici dei riquadri sono rosso morellone, in realtà è una base preparatoria, su cui è stato steso il pigmento blu a secco, poi scomparso del tutto», aggiunge l'esperta. Il direttore dei restauri è l'architetto Gianmaria Labaa che ha paragonato «Il ciclo della Passione» a «un essere umano, unico e irripetibile, purché si abbia la pazienza di volerlo conoscere, che ci coinvolge nella drammaticità, nella maestosità e nell'impostazione pittorica». La prossima settimana inizieranno i lavori di restauro delle cappelle della Madonna, di San Bartolomeo e San Bonaventura, oltre a quelli idraulici, elettrici e per dotare l'edificio sacro di un impianto di riscaldamento. Saranno sistemati anche il portale e il confessionale. Nel frattempo, si cercano fondi per ristrutturare la chiesa dei Religiosi.