L'assessore all'Ambiente non c'è, ma l'ambiente, purtroppo per la giunta, c'è ancora. E si fa vivo rumorosamente, lasciando cadere alberi sulla testa della gente. Ieri Roma ha registrato una specie di bollettino di guerra. Un disastro in parte dovuto al vento forte, ma in parte attribuibile alla mancata manutenzione del verde urbano. Alberi che andavano tagliati per tempo o semplicemente curati non hanno retto alle raffiche e sono venuti giù, pericolosamente. Si dirà che dei quarant'anni d'età di un platano, solo due e mezzo si possono addossare all'attuale governo cittadino. Verità sacrosanta. Ma sono stati probabilmente questi ultimi di scarsa attività ad assestare il colpo di grazia al verde della Capitale. Non crediamo che sia tollerabile manutenere così ville e giardini, e non riteniamo in nessun caso accettabile che la vita delle persone sia messa a rischio da alberi che crollano o da buche-trappola. Governare una città significa anche alzare la voce, così come Raggi ha fatto con l'Ama (anche se i risultati tardano). Si occupi adesso, la gentile sindaca, con altrettanta decisione del verde. I romani devono poter tornare a prendere l'ombra di un albero senza la paura continua che cada sulle loro teste.