La polemica infuria anche sul web. C'è chi grida allo scandalo e chi parla di «movimento di idee» NAPOLI. Il dibattito sul trasferimento temporaneo delle Sette Opere di Misericordia del Caravaggio dalla cappella del Pio Monte in via dei Tribunali al Museo di Capodimonte per una mostra dedicata all'artista lombardo, in programma da aprile a luglio, si sviluppa parallelamente anche sui social network. Più informale e diretto il linguaggio, che ben evidenzia la passione che gli intellettuali napoletani stanno profondendo nella vexata quaestio : è meglio lasciare in situ la grande tela, finita dal Merisi nel gennaio del 1607 o acconsentire alla trasferta in collina per consentire la visione d'insieme di numerose opere del genio? A dare il là al dibattito l'intervento dell'ex soprintendente Nicola Spinosa sul Corriere del Mezzogiorno di domenica scorsa. Su Facebook, invece, è stata Mariella Pandolfi, laurea in Filosofia a Napoli attualmente in cattedra (di Antropologia) all'Università di Montreal, autrice del contributo che potete leggere in pagina. Ecco il succo del suo ragionamento favorevole allo spostamento a Capodimonte delle Opere. «...l'eterna querelle fra il vecchio e il nuovo in una città pietrificata. Basta. I quadri viaggiano, si muovono nel mondo globalizzato. E invece a Napoli ancora firme su firme contro un breve naturale viaggio per una mostra importante, internazionale e nella stessa città». Naturalmente, c'è chi non è d'accordo e lo dice senza mezzi termini, come Fabio Pignatelli che replica: «Non capisco perché tutta questa foga, chi vuole può andare ai Tribunali a vedere le Sette Opere» . Ironica la Pandolfi. «Carina la parola foga da minuetto... un due tre...». Tra i firmatari della petizione promossa da Italia Nostra Napoli destinata al ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli per chiedergli di impedire il trasferimento del dipinto, c'è anche la presidente di Napoli 99 Mirella Barracco che, coerentemente, dà ragione a Pignatelli. Ma contro la petizione si scaglia Gianpaolo Leonetti che plaude all'iniziativa di Pandolfi. «Brava Mariella, In questa levata di scudi dei talebani del no la verità non ha cittadinanza. Povera Napoli con questi intellettuali». Tra le voci favorevoli alla trasferta a Capodimonte c'è anche quella dell'artista Marisa Albanese. Che in un post sottolinea: «Non si possono alzare muri anche per la cultura. Qualsiasi confine per me è assolutamente da eliminare. Oggi è possibile spostare capolavori inestimabili con mezzi sicuri, come abbiamo visto fare ovunque. Napoli è una città d'arte e questo è un vanto per noi napoletani. Il movimento delle idee, delle persone e delle opere d'arte ci garantisce la vita, il desiderio e i sogni». Tra gli argomenti portati avanti dai contrari al viaggio della tela, quello riguardante la fusione tra l'opera stessa e la sua storica location. Ma ancora Leonetti interviene per confutare tale tesi. «Per inciso, scrive, l'attuale chiesa risale alla fine del Seicento. Il quadro è stato concepito per la chiesa del 1604 che poi fu sostituta dal capolavoro di Picchiatti in cui furono sistemati sei dei quadri originali con la Deposizione di Luca Giordano al posto di quella del Baglioni. Caravaggio non ha dipinto per la attuale chiesa». Tante teste, tante sentenze. L'architetto Bernardino Stangherlin si schiera per far rimanere in sede la tela. «Non credo che sia un grosso problema se l'opera si vede al Pio Monte, anzi può essere interessante questo rimando tra il Museo e il luogo di elezione dell'opera». E alla proposta di una «consultazione preventiva» dice no la psicologa Gabriella Ferrari Bravo. Che aggiunge: «Sono in totale disaccordo con i firmatari».