Di nuovo visibile dopo lunghi restauri l'opera della villa di Castello, presto i giochi d'acqua «In questo luogo esiste una bella grotta dove, raffigurati al naturale, si vedono animali di ogni specie che spruzzano l'acqua di dette fontane chi dal becco, chi dalle ali, chi dagli artigli o dalle orecchie o dal naso». Così, alla fine del XVI secolo, Michel de Montaigne riportava sulle pagine del suo Journal du voyage en Italie la meraviglia della Grotta degli Animali del Giardino di Castello, custodita all'interno della villa medicea. Un tripudio di marmi, mosaici e pietre preziose in forma animalesca da creature terrene come tori, leoni, cinghiali e cervi (con vere corna) o marine tra cui pesci, crostacei e coralli, fino al leggendario unicorno bianco accarezzato da rivoli e zampilli in uno spettacolare gioco acquatico che, nell'immagine immortalata da Giorgio Vasari nelle Vite , «fa dolcezza nell'udire e bellezza nel vedere». Se però questa perla cinquecentesca, progettata dal Tribolo intorno al 1540 per esaltare il dominio d'inclinazione umanista di Cosimo I e passata nel tempo sotto le mani sapienti di Vasari, Ammannati, Giambologna e altri scultori della corte medicea, ha goduto nei secoli di tanti ammiratori e visitatori, lo stesso non si è potuto dire negli ultimi tempi a causa di lunghi cicli di restauro e situazioni di degrado. Fino a oggi. Dopo venticinque anni di cantiere infatti è stata finalmente restituita al pubblico la Grotta degli Animali, riportata all'antico splendore: tornano d'ora in poi interamente visibili le tre grandi nicchie con le vasche marmoree, dominate dai gruppi scultorei degli animali e incorniciate da spugne, rocce e conchiglie, ma soprattutto il nuovo impianto idraulico che molto presto restituirà alla grotta lo scrosciare dell'acqua così come l'aveva voluto Cosimo de' Medici, che qui si dilettava a ricevere e spesso anche beffare giocosamente i propri ospiti. «Dopo più di due secoli e una lunga catena di finanziamenti e interventi, l'acqua torna finalmente a colare e zampillare in questo gioiello dell'arte fiorentina del Cinquecento ora libero dai ponteggi, che infatti era anche noto come Grotta del Diluvio per i complessi giochi d'acqua di ben centoquattro punti di caduta e le sonorità», ha commentato il direttore del Polo museale della Toscana Stefano Casciu, in occasione della presentazione del restauro a stampa e addetti ai lavori avvenuta ieri nei locali della Crusca. Con lui i rappresentanti degli enti che insieme hanno partecipato all'intervento, costato complessivamente 650.000 euro: la vicepresidente di Regione Toscana Monica Barni con il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, il direttore del Giardino della Villa Medicea di Castello Marco Mozzo, il soprintendente per Firenze, Prato e Pistoia Andrea Pessina e la dirigenza dello sponsor Publiacqua Spa. «L'originario impianto idraulico cinquecentesco infatti fu alterato e in parte rimosso nella seconda metà del Settecento. Così restituire per la prima volta la funzionalità dei giochi d'acqua, che per secoli è stata la maggiore attrattiva di questo luogo magico, è un grande risultato di cui essere fieri. Riportare nel Giardino di Castello l'acqua e le sue sonorità, elementi insostituibili nella storia dei giardini italiani, è un sogno diventato realtà