Griglie al Plebiscito, lite San Giacomo-Ministero: escluse modifiche al progetto Depositato un nuovo ricorso al Tar contro il secondo stop ai lavori della Linea 6 NAPOLI. Il ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli ha dato il via libera al trasferimento del teatro San Carlo dal Demanio al Comune di Napoli. «Con il ministero ha spiegato il sindaco, Luigi de Magistris si è convenuto sull'utilità del passaggio del Massimo partenopeo nella disponibilità del patrimonio del Comune nell'ambito di un piano di valorizzazione nel Patto per Napoli con risorse da destinare al San Carlo» e le parti hanno anche condiviso «un metodo importante per la valorizzazione del Teatro Stabile di Napoli». L'operazione è di quelle molto ma molto importanti per l'amministrazione cittadina: il Comune di Napoli, infatti, acquisendo il teatro e annettendolo al proprio patrimonio comunale, accrescerebbe la patrimonializzazione visto l'inestimabile valore del San Carlo di cui, va ricordato, il sindaco di Napoli è presidente del Consiglio di indirizzo ed a costo zero, in quanto il teatro verrebbe trasferito al Municipio dal Demanio nell'ambito del federalismo demaniale. Ne beneficerebbe a cascata sia il bilancio dell'amministrazione che quello del San Carlo, avendo, quest'ultimo, tra i membri del Consiglio di indirizzo anche il «padrone di casa». Al progetto, il sindaco lavora da tempo. Ma l'ok avuto ieri da Bonisoli, che presto si dovrebbe trasformare in atto formale con l'assenso, nero su bianco del Mibac per il trasferimento dal Demanio, è di quelli importanti. Nei prossimi giorni il ministro dovrebbe essere a Napoli per formalizzare l'accordo con un protocollo di intesa. Ovviamente, per il Comune si tratta anche di una bella responsabilità, sopratutto legata ai costi di gestione: finora, infatti, la manutenzione interna del teatro e a carico del Mibac, quella esterna del Provveditorato alle opere pubbliche. Dunque, una doppia fonte di finanziamento che, invece, col passaggio al Comune sarà tutta a carico di palazzo San Giacomo. Ma trattandosi del San Carlo, in Municipio sono pronti con un piano di valorizzazione speciale che, non è da escludere, potrebbe coinvolgere anche i privati. Chiaramente, per il sindaco «pro-tempore» essere anche il proprietario delle mura del Massimo più antico d'Europa rappresenta, sì, un onere, ma anche un maggior peso politico. Sebbene la conduzione del teatro sia affidata ad una Fondazione del tutto autonoma e con un proprio Statuto. Il San Carlo è stato però solo uno dei temi trattati nell'incontro di un'ora e mezza che de Magistris ha avuto al Ministero per i Beni culturali. Sul tavolo c'era da discutere infatti dell'annosa vicenda delle griglie in piazza Plebiscito, con il nuovo decreto di annullamento che il direttore generale del Mibac, Gino Famiglietti, ha emesso l'11 febbraio, prima che si tenesse l'incontro tra ministro e sindaco nella giornata di ieri. Nel vertice di Roma si è parlato poi di centro storico, della realizzazione del Parco archeologico all'interno della fermata metro di piazza Municipio, del museo di Capodimonte e del teatro Mercadante. Sulle griglie di ventilazione in piazza del Plebiscito, al di là delle dichiarazioni formali delle parti, non c'è alcuna intesa. Anzi. Il sindaco napoletano ha infatti messo al corrente il ministro di essersi opposto nuovamente al Tar contro il decreto di stop con l'udienza che dovrebbe essere fissata al Tribunale amministrativo della Campania per la metà di marzo. Ecco perché ogni ipotesi alternativa o di modifica del progetto attuale delle griglie in piazza del Plebiscito, ammesso che sia necessario, per de Magistris non è da prendere in considerazione in questa fase. Palazzo San Giacomo contesta infatti tutta la linea del Mibac rimanendo fermo al progetto esistente che ha avuto dalla Soprintendenza tutti i pareri necessari per realizzare le griglie in piazza Plebiscito. Peraltro questa è la posizione del sindaco il Comune ha vinto al Tar già il precedente ricorso contro il precedente decreto di annullamento da parte del Mibac. Insomma, prima del pronunciamento del Tar è impossibile alcuna scelta diversa. A meno che il Mibac non ritiri in autotuela il decreto con cui ha nuovamente bloccato i lavori. Insomma, il braccio di ferro continua.