Allo storico dell'arte il titolo di Commendatore dell'Ordine di Isabella la Cattolica Vive a Roma da quasi mezzo secolo, è in Italia dal lontano 1957, parla e scrive in cinque lingue (anche se lui, forse con un velo di civetteria, dice di non possederne nemmeno una fino in fondo...) e il suo personaggio, da vari lustri, è ammantato di una vera e propria aura da «mostro sacro», per quanto questa espressione possa addirsi a uno storico dell'arte (di fama mondiale). E a lui Alvar González-Palacios, classe 1936, cubano di nascita e naturalizzato italiano oggi alle 11 sarà consegnata dall'ambasciatore di Spagna in Italia, Alfonso Dastis, l'onorificenza di Commendatore dell'Ordine di Isabella la Cattolica, conferita dal ministro degli Affari esteri a nome del re di Spagna Felipe VI. Per González-Palacios il secondo importante riconoscimento ufficiale da parte di un paese europeo, dopo la Legion d'Onore conferitagli dalla Francia nel 1997. In mattinata la cerimonia in omaggio a questo raffinatissimo scrittore, che nel corso della sua brillante vita di studioso (e uomo di mondo) ha firmato decine e decine di pubblicazioni, sempre in perfetto equilibrio tra scientificità, erudizione e gusto della narrazione. Non solo le pubblicazioni sulle arti decorative (di cui è uno dei massimi esperti mondiali), non solo quelle relative a mostre internazionali (l'ultima sua importante monografia, autunno scorso, Luigi Valadier, in occasione dell'esposizione alla Frick Collection di New York) ma anche quelle di stampo autobiografico in cui l'autore connaisseur d'eccezione ha ripercorso stagioni, incontri, luoghi e personaggi della sua vita. Alla cerimonia odierna, nella sede dell'Ambasciata di Spagna a Palazzo Borghese, oltre a Dastis e al Consejero cultural Ion de la Riva, interverrà lo storico dell'arte Artur Ramón Navarros. Insieme all'autore presenteranno il suo libro, inedito fino a ieri, Semillas Secas. Infancia y juventud en Cuba 1936-1957, memoir in cui González-Palacios non casualmente tornato in questa occasione alla sua lingua materna, lo spagnolo ripercorre gli anni della sua infanzia nel Paese natio, il periodo della prima formazione, i suoi iniziali viaggi in Spagna e le relazioni con artisti e intellettuali che hanno segnato la sua esistenza: l'incontro con María Zambrano o con Vicente Alexandre, l'intensa amicizia con Lezama Lima o Virgilio Piñera, ma anche i fondamentali, primi incontri con il Museo del Prado, preludio di quella che sarà un'esistenza dedicata all'arte e alla bellezza. Il volume 248 pagine con appendice documentaria e fotografica, edite da Verbum in occasione del bicentenario del Museo Nacional del Prado restituisce l'immagine dell'intensa vita culturale cubana alla vigilia della presa di potere castrista attraverso i ricordi e il lessico familiare del protagonista. Alvar si trovava in Europa al momento del cambio di regime e scelse, da allora, di non fare mai più ritorno nel proprio paese, stabilendosi prima a Firenze dove sarà allievo di Roberto Longhi, laureandosi con una tesi sull'arte di corte a Napoli poi a Milano e infine a Roma, dove risiede dal 1971. Il titolo del volume è una citazione da García Lorca, riportata anche in epigrafe. La dedica è a Julio Rodríguez-Luis, che firma la prefazione.