Lissone, ex «capitale del mobile», ritrova le sue origini. Sabato, al Museo di arte contemporanea, inaugurerà la collezione permanente dedicata alle icone del design. Lissone torna alle origini. Un'esposizione permanente per le icone del design Sabato l'apertura. Il sindaco: «Recuperiamo la nostra storia» Lissone (Monza e Brianza). È stata la «Capitale del mobile», oggi Lissone ritrova le sue origini di culla del design italiano. Se Triennale ha chiuso l'esperienza espositiva alla Reggia di Monza, il Museo di Arte Contemporanea di Lissone cambia pelle e, dopo anni di attesa, arricchisce la collezione permanente con due piani dedicati alle icone del design.Nel museo, inaugurato nel 2000, in quella che era la sede dello storico mobilificio Meroni, si lavora agli ultimi dettagli per presentare la collezione permanente e la mostra «Guardare la luna, non il dito» che sarà inaugurata sabato alle 18.«La doppia anima di questo museo spiega il direttore Alberto Zanchetta è tutta in una locandina del 1946 che abbiamo ritrovato negli archivi comunali. In quell'anno nascono le settimane lissonesi con il Premio di pittura Città di Lissone e la mostra del mobile dove gli artigiani e le aziende del territorio esponevano le loro opere». Nel nuovo allestimento le grandi tele dei vincitori del Premio di pittura, tra cui Morlotti, Vedova, Fontana, Birolli, Tàpies, si confrontano con una selezione di tavole di progetto ed oggetti di design che sono entrati nelle case degli italiani dagli anni Cinquanta. «Questa collezione valorizza e recupera una tradizione forte a Lissone spiega il sindaco Concetta Monguzzi . È in questo contesto del "saper fare" che i progetti dei designer hanno trovato realizzazione nella manualità di artigiani di straordinaria capacità». Tra gli oltre 400 pezzi raccolti ci sono molte tavole di progetto, disegni e locandine ritrovati in archivio, mentre per gli oggetti Alberto Zanchetta ha bussato alle porte degli studi di architettura, di collezionisti privati e delle aziende del territorio. «In molti hanno risposto con entusiasmo spiega Zanchetta , altri sono sicuro che ci aiuteranno in questa bella impresa. Abbiamo in mostra la sedia Fronzoni'64 di AG Fronzoni, prodotta da Cappellini di Meda o l'appendiabiti Stella dei Fratelli Mendini per Caimi di Nova». Alle pareti ci sono pezzi unici come una serie di disegni autografi di Amabsz, Aulenti, Ungers, Heil che con altri venti nomi del design internazionale avevano collaborato nel 1985 con gli artigiani lissonesi alla creazione di mobili e oggetti per la mostra «Le affinità elettive» esposta in Triennale . Un patrimonio rimasto per oltre trent'anni nei cassetti e che ora vede la luce, come l'eliocopia a firma di Vittorio Faglia e Gualtiero Galmanini che mostra come era stato concepito inizialmente il Palazzo del Mobile. «Questa collezione è un primo passo prosegue il direttore , ma stiamo studiando il modo di realizzare a Lissone un vero percorso a tappe dedicato al design e all'arte del progetto, coinvolgendo anche la biblioteca del mobile che riaprirà l'anno prossimo e valorizzando palazzo Terragni». In mostra ci sono tutte le icone del design: dalle luci alle sedute, dagli oggetti per la tavola ai vasi. Strettamente legati alla storia della Brianza alcuni capolavori di artigianato come il Leggio d'Orsay di Gae Aulenti, la Parola Amore di Pino Tovaglia o il Segavento di Livio e Piero Castiglioni realizzati da Pierluigi Ghianda. Tra le curiosità, una croce componibile di Iacchetti, il rosario usa e getta di Joe Velluto, l'abito in vinile di Cannavacciuolo e un angolo per il design dei piccoli con la macchinina Discovolante di Lissoni e la seggiola Tuttitubi di Lorenzo Damiani che ha realizzato per il museo anche due esemplari di fermaporte in marmo e legno.