Il Comune convoca i vertici. Tra i problemi: pochi soldi e carenza di personale Guido Vaglio lascerà il Museo Diffuso della Resistenza a fine mese, quando tornerà a lavorare come «semplice» funzionario comunale. La decisione è stata presa a dicembre, con una lettera indirizza alla sindaca, Chiara Appendino, e all'assessora alla Cultura, Francesca Leon. Una decisione sofferta che arriva per motivi personali e che, però, scopre una situazione interna al museo piuttosto complessa. È un periodo di forte incertezza, perché l'ente attende un piano di riorganizzazione, che potrebbe portare alla fusione con il Polo del '900, ma soprattutto non sa ancora chi sarà il nuovo direttore. La scadenza si avvicina sebbene la data del 28 febbraio non sarebbe ancora confermata e il tempo per effettuare i necessari passaggi di consegne si restringe. La causa scatenante sarebbe una diatriba interna, che non si è ancora conclusa, che ha portato a un inasprimento del clima nel momento in cui il museo si trovava già in una situazione di debolezza, testimoniata anche dal veloce avvicendarsi dei presidenti. A metà 2017 si era dimesso Pietro Marcenaro, sostituito da Adriano Andruetto con l'idea di una presidenza «a termine» in vista della ridefinizione della dimensione museale e la conseguente fusione con il Polo del '900, affine per funzioni e missione. Ma anche Andruetto, lo scorso anno, ha lasciato il suo incarico, che è passato a Franco Quesito, rappresentante del Comune di Torino. Proprio Palazzo Civico, alla luce della situazione interna, intende vederci chiaro e ha convocato direttore e presidente per la prossima settimana. I nodi da sciogliere sono parecchi. In primis la situazione economica, che è purtroppo comune a molte realtà culturali, ma sul Diffuso pesa anche la questione del personale. In questo momento, infatti, i dipendenti al suo interno sono tre, impiegati part-time, ai quali si aggiungono altri due dipendenti in distacco dal Comune. Risorse non sufficienti per procedere alla riorganizzazione dell'ente. Chi resta positivo è Alessandro Bollo, direttore del Polo del '900, che non si mostra preoccupato dalla situazione interna al Museo Diffuso della Resistenza. «C'è una due diligence spiega che sta valutando gli scenari e la fattibilità della fusione, ma in questo momento è prematuro fare qualunque tipo di valutazione, dobbiamo prima vedere le implicazioni economiche e culturali, restiamo in attesa». Il procedimento, in ogni caso, dovrebbe essere completato verso il mese di maggio. L'accorpamento al Polo del '900 è una prospettiva che fu ventilata già dallo stesso Guido Vaglio, in quanto le missioni dei due enti dirimpettai sono diventate molto simili, ma dalle parti del Museo Diffuso della Resistenza la preoccupazione resta alta.