Il calo è del 3 per cento. Scesa anche la produzione dei rifiuti. «Perdita» di diversi milioni VENEZIA I passeggeri hanno continuato ad aumentare fino a maggio, poi all'improvviso la frenata. Forse i tornelli, forse l'immagine (sbagliata) di una città chiusa, fatto sta che da giugno i visitatori hanno cominciato a calare. D'accordo, il 2017 è stato l'anno record del turismo anche a Venezia, ma i numeri finali fanno sospettare che il solo «effetto annuncio» ha bloccato quella che sembrava una crescita infinita e inarrestabile dei turisti in centro storico. Non è un caso come ha sottolineato il sindaco Luigi Brugnaro lunedì alla presentazione del contributo di accesso che i passeggeri dei vaporetti sono diminuiti, ma anche le auto che hanno sostato al garage comunale, i visitatori dei musei e perfino i rifiuti raccolti sono stati meno dell'anno precedente. «Ma oggi puntiamo sulla qualità, vogliamo dimostrare che Venezia è una città viva», ha spiegato Brugnaro spiegando i motivi che hanno spinto Ca' Farsetti a chiedere con insistenza al governo il contributo di accesso. «Adesso finalmente avremmo numeri veri», ha continuato il sindaco. Perché al di là di quello che si ipotizza da tempo 30 milioni di visitatori all'anno in realtà nessuno sa davvero quanti siano i turisti che visitino Venezia. E se i servizi, per il primo anno dopo una vita, hanno visto una flessione, significa che nel 2018 ci sono state meno persone che hanno visitato Venezia. Se ne è accorta soprattutto AvmActv che gestisce il trasporto pubblico e che ha registrato una flessione media del tre cento sia sui singoli biglietti turistici da 7 euro e mezzo sia sui giornalieri (24 ore). Quasi 150 mila in meno che portano una «perdita» complessiva di oltre un milione di euro, a cui si deve sommare la riduzione delle auto che hanno sostato all'autorimessa comunale (quasi 150 mila euro in meno). Inevitabile in questa situazione per l'azienda chiudere con qualche milione in meno, ma il «contraccolpo» legato all'installazione dei tornelli era stato messo in preventivo da Ca' Farsetti, che non esclude un'ulteriore frenata con il contributo di sbarco. Anche i musei Civici infatti hanno chiuso il 2018 con una flessione (dell'1,7 per cento) facendo registrare complessivamente oltre due milioni e 270 mila visitatori, che sfiorano i due milioni e mezzo se si aggiungono le mostre temporanee. Il calo, seppur lieve, ha toccato maggiormente i musei dell'area marciana mentre ad esempio Ca' Rezzonico e il museo del Vetro hanno fatto segnare incrementi. E se il contributo di accesso dovrà servire per ridurre la bolletta della Tari di veneziani e imprese («Già abbiamo introdotto sconti per il 2019 grazie alla tassa di soggiorno, nel 2020 continueremo ad abbassare le tariffe con gli introiti del ticket» , ha spiegato l'assessore al Bilancio Michele Zuin) il freno dei turisti ha ridotto il lavoro degli spazzini. I rifiuti raccolti in centro storico (comprese le isole di Murano e Burano) infatti e tornato ad essere inferiore ai numeri del 2016 registrando quasi duemila tonnellate in meno (il tre per cento) rispetto allo scorso anno, record di sempre: 53.497 tonnellate contro le 55.186 del 2018. Praticamente due chili e mezzo di rifiuti prodotti da ogni veneziano, quasi il doppio rispetto alla media del Veneto (1,7 se si considera tutto il comune). Ma è chiaro che questo è lo scotto da pagare per essere una città turistica, a cui però va aggiunto l'extra-costo che continua a ripetere il sindaco Luigi Brugnaro di trenta milioni di euro per la sola raccolta e gestione dei rifiuti, che arriva a 41 se si aggiungono anche gli altri servizi. La raccolta differenziata in centro storico ha raggiunto il 30 per cento (contro il 27 dell'anno precedente): non certo i livelli della terraferma, ma non c'è l'organico mentre ci sono i tanti esercizi pubblici che, nonostante gli inviti ripetuti di Veritas, continuano a non differenziare.