I costruttori ritirano la domanda, per la Regione non ci sono i requisiti commerciali L'intoppo è soltanto l'ultimo di una lunga serie, una catena di errori, ostacoli, ricorsi e carte bollate che continua da dieci anni. Tanti quanti ne sono trascorsi da quando, nel 2008, la famiglia Ponchia comprò dal Demanio dello Stato il Palazzo del Lavoro, capolavoro di Pier Luigi Nervi, per trasformarlo in una cittadella dello shopping. E anche se l'ultima battuta d'arresto suona come definitiva «pratica archiviata» , la proprietà dell'edificio assicura che si tratta soltanto di un blocco temporaneo, l'ennesimo. La lettera con cui il settore commercio della Regione prende atto della rinuncia e «archivia la pratica» per l'autorizzazione commerciale da 13 mila metri quadrati in via Ventimiglia è stata recapitata in Comune il 30 gennaio. In teoria è come se del progetto non esistesse più nulla, a maggior ragione dopo il ritiro dei sauditi Fawaz Alhokair che avrebbero dovuto investire sull'operazione da 100 milioni di euro. In pratica, nelle intenzioni dei promotori, la società Pentagramma (che acquistò l'edificio per 17 milioni di euro), si tratta di una strada obbligata per aggirare l'ultimo scoglio burocratico in cui si è incagliata l'iniziativa immobiliare. Per le norme regionali in quell'area non potrebbe sorgere alcun «centro commerciale naturale», perché fa parte di una sezione di censimento della città che non annovera alcun abitante; e dove non ci sono abitanti non possono esserci negozi, tantomeno megastore. Per il regolamento del Comune, invece, ci sarebbe la possibilità di estendere idealmente il cosiddetto «addensamento» dell'attigua zona censuaria di piazza Bengasi, per farvi rientrare anche il Palazzo del Lavoro. Questione di cavilli, certo, ma fino a un certo punto, per cui si è cercata, invano, una mediazione. Per andare avanti con la pratica occorrerebbe cambiare la legge regionale, oppure ed è la strada che Palazzo Civico si prepara a percorrere ridisegnare i confini delle zone statistiche della città, in particolare di quell'area. Per farlo gli uffici dell'assessorato all'Urbanistica, guidati dal vicesindaco Guido Montanari (inizialmente ostile, ma poi convertitosi al progetto dopo l'inserimento di uno spazio da destinare al museo della tecnica), stanno lavorando a una variante urbanistica che ridefinisca la cartografia della zona, per ricomprendere la zona del Palazzo del Lavoro in quella di piazza Bengasi. Questo, almeno, è quanto si aspetta la proprietà del PalaNervi. Ma, com'è ovvio che sia, l'ultima parola spetterà al Consiglio comunale, dove il M5S non è mai stato troppo tenero nei confronti del piano che prevede la trasformazione dell'edificio costruito per Italia '61. Già nel marzo 2018, quella volta per evitare il diniego della conferenza dei servizi, i promotori ritirarono una prima volta la richiesta di autorizzazione; e all'epoca, sul progetto, pendeva il secondo ricorso al Tar (non ammesso) della sua storia. Si vedrà, insomma, se l'iter potrà ripartire. Intanto, anche per agevolare l'arrivo di nuovi investitori, Pentagramma (nel cui capitale è entrata negli ultimi tempi anche la Cassa depositi e prestiti) si sta portando avanti con la valutazione ambientale prevista dal piano esecutivo. Una analisi che dovrebbe essere presentata entro marzo. «Per andare avanti assicurano gli amministratori e chiudere».