Il Mibac prepara il ricorso. Per i giudici, l'ambito del potere dell'amministrazione dei Beni culturali "non può dilatarsi fino a valutare la scelta in sé, ove per altro adeguatamente motivata dall'ente locale, di non realizzare le opere in un determinato contesto". Il Tribunale amministrativo della Campania ha accolto il ricorso del Comune di Napoli contro "l'imposizione" da parte del Ministero dei Beni culturali (Direzione Archeologia, Belle arti e Paesaggio) del luogo in cui realizzare la camera di ventilazione della linea metropolitana 6 di Napoli, in corrispondenza di piazza Carolina (suggerita al posto di Piazza Plebiscito). Accogliendo le istanze dell'amministrazione comunale, i giudici del Tar danno così il via libera al proseguimento dei lavori relativi alla tratta Chiaia-Municipio e alla realizzazione delle griglie in un angolo di Piazza Plebiscito. A dicembre, il Mibac aveva bocciato un primo parere favorevole rilasciato dalla Soprintendenza di Napoli per i lavori nella piazza, determinando in questo modo lo stop agli interventi con anche il rischio di perdere i fondi dell'Unione europea. Intanto dal ministero trapela, a quanto apprende AgCult, una certa "sorpresa" nei confronti della decisione del Tar e, in attesa di un confronto tra il Ministro Alberto Bonisoli e il Dg Gino Famiglietti, la certezza è che il Mibac a breve depositerà un ricorso contro la sentenza dei giudici campani. OLTRE LE COMPETENZE Secondo i giudici del Tar, il Mibac avrebbe ecceduto rispetto alle sue competenze che si sarebbero dovute limitare a concedere o meno l'autorizzazione a realizzare le opere nella collocazione proposta dal comune. Infatti, l'ambito del potere dell'amministrazione dei Beni culturali "non può dilatarsi fino a valutare la scelta in sé, ove per altro adeguatamente motivata dall'ente locale, di non realizzare le opere in un determinato contesto, dovendo detta amministrazione limitarsi ad autorizzare o non autorizzare la realizzazione delle opere nel contesto prescelto dall'ente stesso". LA SCELTA DEL LUOGO Secondo i giudici amministrativi, la decisione su dove collocare le griglie di ventilazione non spetta alla Soprintendenza perché "tale scelta non può che essere effettuata dall'ente locale, in quanto essa implica e presuppone valutazioni di natura eterogenea nonché bilanciamento di interessi che sono di sua esclusiva pertinenza, poiché attengono alla durata dei lavori necessari, ai costi degli stessi, all'incidenza di essi sulla vivibilità urbana nonché alla possibile perdita di finanziamenti dovuta alla dilatazione dei tempi di realizzazione". IPOTESI GRIGLIE A PIAZZA PLEBISCITO Il Tar campano ricorda pure come la Soprintendenza avesse anche espresso un parere favorevole di massima sulla collocazione delle griglie a Piazza Plebiscito (avendo ritenuto le opere da realizzare 'compatibili con il vincolo di tutela monumentale che attualmente grava sull'immobile in argomento'), a dimostrazione che "la Soprintendenza ha valutato gli aspetti rientranti nella sua competenza (impatto archeologico e impatto visivo delle opere da realizzare) e ne ha dato conto, sia pure in modo sintetico". ECCESSO DI POTERE Inoltre, proseguono i giudici nelle motivazioni della sentenza, la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio "ha motivato l'annullamento d'ufficio dell'autorizzazione soprintendentizia in termini di mera possibilitàimpossibilità, senza per nulla considerare le serie difficoltà rappresentate in particolare nella Relazione tecnica di confronto fra le due soluzioni (piazza Carolina e piazza Plebiscito) del 19 novembre 2018, che espone pro e contro delle due opzioni relativamente alla cantierizzazione, all'impatto archeologico, ai tempi di realizzazione". Così facendo, la Dg Archeologia, Belle Arti e Paesaggio "non ha espresso alcuna motivata considerazione, con ciò incorrendo nel denunciato vizio di eccesso di potere per irragionevolezza, difetto di istruttoria e motivazione". L'INTERESSE PUBBLICO I giudici, motivando la loro decisione, notano infine che "se l'interesse pubblico alla conservazione dell'integrità della piazza Plebiscito è stato esaminato dall'amministrazione, non altrettanto può dirsi degli interessi facenti capo al Comune di Napoli e alla collettività di cui esso è ente esponenziale, i quali non sono stati comparativamente valutati dalla Direzione Generale; nel decreto impugnato, a questo proposito, si rinviene soltanto l'immotivata negazione dell'esistenza di 'elementi tecnici ostativi tali da impedire la realizzazione della camera ipogea e dei relativi apprestamenti di carattere strutturale in piazza Carolina' e lo scarno, generico e non documentato richiamo alla valutazione congiunta (della Direzione Generale e della Soprintendenza) circa le osservazioni presentate dal Comune di Napoli".