Nel suo romanzo Perduti nei Quartieri Spagnoli, appena pubblicato da Giunti, Heddi Goodrich racconta di una studentessa americana di stanza a Napoli, in una delle zone più caratteristiche (e controverse) della città. Tralasciando la trama del libro, quello che emerge è, ancora una volta, uno sguardo etnografico sugli storici quartieri che sin dalla loro nascita si contraddistinsero per criminalità e degrado. Ora, dal Cinquecento a oggi, il dedalo di stretti vicoli che dal corso Vittorio Emanuele ridiscende fino a via Toledo è riuscito a conservare intatte le sue «qualità» nel corso del secoli. Se Achille Lauro, negli anni Cinquanta, dopo la costruzione del rione Carità, ne propose uno sventramento mai realizzato, oggi si urla addirittura al pericolo per le conseguenze negative che lo sviluppo turistico potrebbe comportare nel lungo periodo: aumento degli affitti, perdita di autenticità, gentrificazione. A Barcellona, il quartiere difficile del Raval è stato oggetto di un piano di riqualificazione che ha visto abitazioni fatiscenti diventare boutique e ristoranti. Nei nostri quartieri qualcosa sembra iniziare a cambiare: solo fino a pochi anni fa erano considerati off limits, mentre oggi i turisti vi si addentrano senza grandi timori. Cappelle votive, ragazzini che sfrecciano in motorino o giocano a pallone incuranti di chi passeggia, gli immancabili panni stesi. E, naturalmente, i «bassi». Allora il folklore diventa un business: nascono le prime associazioni di quartiere, percorsi gastronomici e visite alle chiese. Poi, per chi ha voglia di esperienze autentiche e un po' estreme, ecco la «notte nel basso»: gli storici locali fronte strada posti al piano terra spopolano su airbnb. Si teme che la locazione degli immobili per brevi periodi finirà per espellere i residenti e in un recente articolo sull'argomento si è paventata una «disneyficazione» del centro storico. Intanto, in tutte le grandi città, le cose funzionano così: i quartieri storici più centrali si consacrano al turismo, e se per questo motivo qualche autoctono si dovrà spostare, pazienza. Il processo di turistificazione, con tutti i suoi rischi, potrebbe rappresentare un'opportunità di bonifica. Si tratta di un discorso complesso, che per certi versi prescinde dai Quartieri Spagnoli. Penso a un altro luogo caratteristico: Mappatella beach, ovvero il lembo di spiaggia del lungomare di via Caracciolo che il popolo occupa d'estate, facendo mostra di sé e immortalato qualche anno fa come un fenomeno da baraccone dal fotografo inglese Martin Parr. È davvero impossibile, per i napoletani, rinunciare a tanta impresentabilità? E se per il cambiamento e la crescita si dovesse rinunciare a una fetta di tradizione?