Le monete che Parmenide aveva con sé (con ogni probabilità) quando lasciò la sua Elea per andare ad Atene dove, secondo Platone, ebbe un dialogo con il giovane Socrate, saranno finalmente restaurate e studiate. E questo perché Elea-Velia (oggi Ascea) si offre come vero e proprio caso numismatico. Fino a oggi, infatti, gli scavi hanno restituito circa diecimila monete, quasi del tutto inedite che coprono un arco temporale di oltre dieci secoli, dalla fondazione della città (540 a. C.) alla fine dell'impero romano. E, come è facile intuire, la valuta non racconta solo la storia economica, ma anche quella sociale e culturale della vita dell'antica città e della Magna Grecia tutta, in un certo senso. Elea, dove i filosofi iniziarono a «procedere per assurdo», diventa oggi un osservatorio privilegiato per la comprensione dei modi d'uso e della circolazione dei soldi nel mondo antico. E lo fa grazie a un progetto nato da una convenzione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, il dipartimento di Scienze del Patrimonio culturale dell'Università degli Studi di Salerno e la Fondazione Nazionale delle Comunicazioni. Quest'ultima che in campo nazionale e internazionale sostiene studi e ricerche in diversi settori fra cui i Beni Culturali ha stanziato 50mila euro da destinare a questa nuova indagine, ai quali se ne sono aggiunti altrettanti ricevuti grazie a un cofinanziamento del Mibac per i progetti Art Bonus che avessero raggiunto erogazioni pari almeno al 40 dell'importo totale. I fondi chiamano altri fondi, dunque, e le monete chiamano altre monete. Presentazione ieri a Salerno con, tra gli altri, la soprintendente Francesca Casule, il rettore hippocratico Aurelio Tommasetti e Giovanna Scarano, direttrice del Parco Archeologico di Velia.