Piano triennale con Louvre, British Museum e altre istituzioni europee in vista della candidatura del museo egiziano a patrimonio dell'umanità Unesco. Il Museo Egizio del Cairo si affida all'Italia per delineare il proprio sviluppo futuro e realizzare nuove aree espositive. L'Egizio di Torino, forte del suo nuovo allestimento inaugurato quattro anni fa, è infatti capofila del progetto triennale dell'Unione Europea "Transforming the Egyptian Museum of Cairo" a sostegno del patrimonio culturale egiziano e mondiale. Con il museo torinese sono impegnati nell'inedita operazione di collaborazione istituzioni come il Louvre, il British Museum, l'Agyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino, il Rijksmuseum van Oudheden (Leiden), il BBR - Bundesamt fur Bauwesen und Raumordnung, l'IFAO - Institut Francais d'Archèologie Orientale e l'ICA - Istituto centrale per l'Archeologia. Prende così avvio formalmente il percorso di 36 mesi durante il quale queste realtà culturali assisteranno congiuntamente il Museo Egizio del Cairo nella realizzazione di nuove aree espositive e nel delineare il proprio sviluppo con una visione strategica. Il progetto, per cui l'Unione Europea ha stanziato 3,1 milioni di euro, sarà a supporto della candidatura del sito museale egiziano a Patrimonio mondiale dell'Umanità Unesco. In particolare, in questa prima fase l'azione si concentrerà sulla revisione delle gallerie d'ingresso, sulla redazione del masterplan museale e sulla rivisitazione delle sale destinate al corredo delle Tombe Reali di Tanis. L'obiettivo principale del progetto è delineare una visione strategica dettagliata per il museo egiziano che coinvolga una serie di interventi come la gestione e la conservazione delle collezioni, il coinvolgimento del pubblico, la programmazione e la comunicazione, la generazione di reddito e il modello di gestione. "Si tratta - spiega Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino - di un progetto di alto valore scientifico e culturale, che offre alle principali collezioni egittologiche europee l'opportunità non soltanto di operare in un'ottica di piena collaborazione fra esse ma, soprattutto, di intervenire sul campo fianco a fianco con i colleghi egiziani, in un processo di reciproco accrescimento che porterà grandi benefici alla nostra attività. E' per noi tutti un grande privilegio poter intervenire su quello che per ogni egittologo rappresenta 'la madre' di tutti i musei, la culla dell'egittologia, il museo in cui è possibile trovare le più importanti collezioni al mondo". Ora, prosegue il direttore Greco, "dall'unione di questi prestigiosi musei europei, mettendo a fattor comune esperienza e conoscenza del proprio patrimonio materiale, prende forma quello che mi piace definire una sorta di museo egizio impossibile, frutto del bagaglio intangibile che ciascuno di noi porta con sè in questa operazione. Per la prima volta viene infatti messo in totale condivisione il 'saper' delle rispettive collezioni, in un dialogo finalizzato a consacrare il museo di Piazza Tahrir quale fulcro dell'egittologia mondiale. Questa - conclude Greco - è la nostra grande sfida: svilupperemo un masterplan volto al ripensamento del sito nella sua totalità, al di là della sola componente espositiva, capace di reinterpretare il ruolo stesso del Museo Egizio del Cairo; in primis, all'interno della società e nella sua funzione educativa per i giovani egiziani, coinvolgendo le scuole e tutte le componenti sociali, promuovendone la comunicazione in Egitto e all'estero. Ma, soprattutto, nella strategia di ricerca, anche nell'ottica di ricollegare i magnifici monumenti ospitati al suo interno con il territorio, sviluppando un percorso di potenziamento della biblioteca nonchè di digitalizzazione e studio degli archivi". Il ruolo di capofila attribuito al Museo Egizio dal progetto rinsalda inoltre lo stretto legame fra Torino e l'Egitto, come spiega la presidente Evelina Christillin: "molti secoli fa, nel lontano Cinquecento, ai Savoia, nobile famiglia in cerca di origini e blasoni illustri, lo storico di corte, Filiberto Pingone, attribuì un'antica discendenza egizia, attraverso Eridano, o Fetonte. Sembrava così, alla nuova dinastia, di potersi accreditare nel modo migliore agli occhi dell'intera Europa, vantando avi nella civiltà più straordinaria dell'antichità; altri tempi, altre leggende. La realtà di oggi ci rende orgogliosi di poter tornare, con Torino e col nostro Museo, nel cuore dell'Egitto per vivere un'esperienza di collaborazione scientifica e professionale nel Paese che, davvero, ci ha consentito di essere quello che siamo, e a cui tutto dobbiamo; un centro di ricerca e di saperi legati per sempre, e sempre di più, alla splendida civiltà fiorita da millenni sull'altra sponda del Mediterraneo".
la Repubblica
28 Gennaio 2019
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Il Museo Egizio di Torino rilancerà quello del Cairo: capofila del progetto Ue da 3 milioni di euro
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