"Non si può dire no al carbone, no al petrolio, no al metano, no alle trivelle, mica possiamo andare in giro con la candela e accendere i legnetti. Di tutto il resto si può discutere, ma di soli no non si campa". Matteo Salvini, ormai si sa, non sopporta proprio chi pensa che l'Ambiente sia una priorità. Non riesce a spiegarsi perché mai ci sia qualcuno che sostenga che ogni opera debba essere valutata. Non soltanto attraverso i costi economici, naturalmente. Il vice premier di questo contraddittorio governo giallo-verde ha probabilmente una chiusura ideologica nei confronti di chi tenta di farlo ragionare sulla pericolosità di certe scelte. Nei confronti di ogni questione che abbia a che fare, in qualche modo, con l'Ambiente. Salvini ce l'ha con Tutti. Con Tutti quelli che, nelle scelte, rivendicano la necessità di guardare anche alla cosiddetta sostenibilità ambientale. "Sulla Tav io tifo per il sì sempre e comunque", ha detto all'inizio dello scorso dicembre. Stessa indiscutibile posizione sulla Tap. I termovalorizzatori? "Ne serve uno per ogni provincia perché se produci rifiuti li devi smaltire", ha decretato parlando della Campania. Avanti così! Fare e sempre fare! A testa bassa, naturalmente. Figurarsi se possono essere d'ostacolo i luoghi nei quali le opere progettate vanno realizzate. Figurarsi se montagne e pianure, mari e corsi d'acqua sono elementi in grado di arrestare la sua "campagna d'Italia". La sua ricerca di consensi "facili". Già perché non è improbabile che dietro la sua propensione a sposare ogni tipo d'opera, sia avviata che da avviare, non ci sia soltanto l'evidente disinteresse verso la Geografia e la Storia del Paese, ma anche altro. Forse il desiderio di allargare il suo consenso. Come? Mostrandosi come il decisionista che non arretra di fronte a nulla. Di fronte a qualsiasi contrarietà che abbia a che fare con l'ambiente. D'altra parte sono in molti a pensare che occuparsi di consumo di suolo, come di tutela del Paesaggio, siano questioni più che marginali. Siano questioni quasi sempre insufficienti a bloccare la realizzazione di un'opera. Sono in molti a pensare che prima di tutto sia necessario "fare". A prescindere. Sempre e comunque. Salvini conosce forse meglio di quanto si immagini gli italiani. Così quando parla in modo sprezzante di "ambientalisti da salotto" parla il linguaggio di molti. Diventa il megafono di una folta collettività, che in maniera forse inconsapevole pensa che l'ostacolo a molte opere sia davvero costituito da chi protegge i territori. Tenta di salvaguardarli. La verità è che quelle opere sono state irragionevolmente progettate e, proprio in nome di questi vizi iniziali, sono realizzabili soltanto sacrificando spazi naturali. Insomma forse è vero. Il vicepremier ha una sorta di ossessione nei confronti dell'Ambiente. Ma ha anche capito che il suo atteggiamento piace. Certo non a chi combatte contro le opere che lui vorrebbe realizzare. Insomma ambientalisti e comitati che nei territori danno battaglia. Piace a chi crede che le spiagge debbano riempirsi di resort. Piace a chi crede che il turismo debba essere il traino dell'agricoltura. Piace a chi crede che lo studio dell'educazione civica debba essere ripristinato nelle scuole, ma dichiara guerra ai migranti. Piace a chi crede che in nome della legittima difesa sia possibile farsi giustizia da soli. Inneggiando al tricolore, ma favorendo l'autonomia di alcune regioni, si rischia. Come inneggiando al "prima gli italiani", ma rinnegando la Costituzione che tutela anche il Paesaggio. Si rischia di diventare un Paese nel quale Ambiente e Natura sono solo la location che fa da sfondo all'ennesimo selfie.
L'Espresso
21 Gennaio 2019
L'ossessione di Salvini per l'Ambiente
MA
Manlio Lilli
L'Espresso
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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