Il Pd lancia l'idea della candidatura europea per il 2033. E i Cinquestelle sono favorevoli Chiara Appendino lavora per fare di Torino la Capitale italiana della cultura 2021, anno in cui i torinesi torneranno alle urne per scegliere il nuovo sindaco. Ma c'è chi punta più in alto e guarda a una scadenza ancora più ambiziosa: al titolo di Capitale europea della cultura e al 2033. Vedere sbucare dagli schermi televisivi, che in questi giorni stanno raccontando la rinascita della città dei Sassi, il volto di Paolo Verri, direttore di Matera 2019, ma prima di tutto torinese trapiantato armi e bagagli in Basilicata dopo essere stato ai vertici del Salone del Libro, dei Giochi olimpici di Torino 2006 e di Italia 150, deve aver suscitato in qualcuno una certa nostalgia per i bei tempi andati, quando il capoluogo piemontese era la principale fabbrica italiana di eventi culturali. Ed è così che ieri il capogruppo del Pd, Stefano Lo Russo, ha deciso di mettersi a scrivere una mozione che presenterà nei prossimi giorni in Consiglio comunale, per «impegnare la città e la sua attuale amministrazione ad avviare il progetto di Torino Capitale europea della cultura 2033». Un modo, sostiene Lo Russo, per «uscire dalle secche in cui è precipitata» la città. Da qualche tempo la sindaca Appendino lavora a una analoga proposta, ma più in piccolo e, soprattutto, a breve scadenza: il 2021. L'idea è emersa lo scorso luglio, quando con l'allora neo ministro pentastellato dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, la prima cittadina ha parlato della possibilità di candidare Torino per il titolo italiano istituito dal ministero nel 2014, proprio in seguito alla vittoria del rinascimento europeo da parte di Matera. Il bando per partecipare alla competizione, che finora ha visto premiate città come Ravenna, Mantova, Pistoia e Palermo, verrà pubblicato quest'anno. Ma certo si tratta di un'altra cosa rispetto alla qualificazione europea, sia in termini economici sia in termini di risonanza internazionale: anche se la sindaca Appendino, presentando l'iniziativa, ne parlò in termini entusiastici dicendo di essere pronta a giocare «un'altra carta per il rilancio di Torino». Ora, però, c'è chi vuole giocare al rialzo e puntare dritto all'Europa. E così mentre il Pd lancia l'idea, il M5S accoglie la sfida, pur con tutti i distinguo del caso. «La candidatura a Capitale europea della cultura 2033 è un obiettivo condivisibile dichiarano all'unisono l'assessora Francesca Leon e la capogruppo Valentina Sganga . Potrebbe impegnare seriamente l'amministrazione che seguirà alla nostra per arrivare, come da cronoprogramma, a presentare la domanda nel 2027». E però, secondo i 5 Stelle, «una candidatura europea non si improvvisa». Occorre lavorarci con 6 anni di anticipo. «E proprio per questo sottolineano assessora e capogruppo diventa strategica un'altra importante sfida: quella di Capitale italiana del 2021», ritenuta, in questo senso, un «banco di prova». Il M5S non si lascia scappare, però, l'occasione per polemizzare con il Pd, che accusa di aver lasciato in eredità ad Appendino, «con tutti gli imbarazzi che l'inchiesta sul Salone del Libro sta procurando al centrosinistra piemontese», un sistema culturale «fragile e gravato da debiti». «Non proprio la premessa migliore attacca Sganga per chi vorrebbe ora dettare l'agenda culturale di Torino». Non ha dubbi, invece, il mondo dell'economia sulla necessità di fare quadrato perché sotto la Mole si ricominci a sognare in grande. «Credo che sarebbe un bel progetto per il nostro territorio commenta Vincenzo Ilotte, presidente della Camera di Commercio . Se poi pensiamo che l'organizzazione di Matera 2019 è nelle mani di un torinese...». Un'impressione condivisa dal numero uno della Confesercenti, Giancarlo Banchieri: «Spero che possa diventare una proposta di tutta la città. La cultura è identità e motore di sviluppo». E così ci spera anche la presidente dei commercianti dell'Ascom, Maria Luisa Coppa: «Io sarei felicissima, qualsiasi cosa per Torino ragiona con una punta di amarezza in questo periodo può essere un ricostituente, un modo per guardare al futuro sia delle imprese sia della città. Certo aggiunge se fosse prima del 2033». Un traguardo lontano anche per il presidente dell'Unione industriale, Dario Gallina: «Per questo avevamo proposto a giugno un obiettivo più vicino: la candidatura a città italiana della cultura nel 2021 ricorda . Certo, la candidatura europea è più prestigiosa e adatta alla caratura di Torino. Saremmo entusiasti, quindi, di guardare al 2033, più o meno come all'obiettivo Tav previsto in quello stesso periodo. Ma c'è bisogno anche di azioni e politiche immediate, altrimenti la città rischia di arrivare a quella data economicamente e demograficamente declassata». Chiara Appendino lavora per fare di Torino la Capitale italiana della cultura 2021, anno in cui i torinesi torneranno alle urne per scegliere il nuovo sindaco. Ma c'è chi punta più in alto e guarda a una scadenza ancora più ambiziosa: al titolo europeo e al 2033. La proposta arriva dal capogruppo dem, Stefano Lo Russo: un modo, sostiene, per «uscire dalle secche in cui è precipitata» la città. E così mentre il Pd lancia l'idea, il M5S raccoglie la sfida, pur con qualche distinguo. «È un obiettivo condivisibile dichiarano all'unisono l'assessora Francesca Leon e la capogruppo Valentina Sganga . Ma non è una cosa che si improvvisa. Proprio per questo diventa strategica la sfida del 2021».