Il nuovo direttore della Fondazione Brescia Musei, Stefano Karadjov, s'è presentato l'altro giorno con dichiarazioni non di circostanza definendosi uomo di coordinamento, votato a far sintesi di idee plurime, orientato alla comunicazione e al dialogo. Propositi impegnativi, pronunciati di fronte a rappresentanti del suo datore di lavoro (la Fondazione), del suo azionista di riferimento (il Comune) e dei suoi principali stakeholders (i cittadini bresciani, rappresentati nella circostanza dai media locali). Non un «uomo solo al comando», insomma, ma un direttore d'orchestra. Non un solista, ma un regista discreto. Le sfide che lo attendono sono molteplici. La collocazione della Vittoria Alata nel tempio romano (attesa per il 2020) impegnerà a fondo progettisti e soprintendenza. Ma anche il ritorno sarà evento da curare. La statua venne rinvenuta il 20 luglio 1826 e il giorno dopo fu portata in un corteo trionfale, fra ali di folla e campane che suonavano a distesa, nell'ex convento di San Domenico (dove ora c'è la Camera di commercio). Emulare qualcosa di simile, in chiave post-moderna, avrebbe una sua suggestione: mai sottovalutare la capacità di fascinazione che certe statue emanano, dalla Nike di Samotracia ai bronzi di Riace. Tema caldissimo è poi il castello con le nuove funzioni da attribuirgli. Il ticket Minini-Di Corato ha messo sul tavolo uno studio di fattibilità in quattordici mosse. Nulla di deciso. Anche perché va ancora scelta la via (o un nuovo equilibrio) fra conservazione e spettacolarizzazione, filologia e Disneyland, tutela monumentale e fruizione popolare. Una via autonoma fra i modelli di Salisburgo e di Lubiana, insomma, è ancora da trovare. Infine la Pinacoteca: in attesa della copertura trasparente del grande cortile, servono iniziative e strategie per attrarre nuovo pubblico. A cominciare dalle scuole. In Francia non c'è museo civico che, alla mattina, non sia invaso da studenti seduti a semicerchio a studiare, riprodurre, ascoltare storie dei capolavori locali. Un direttore manager, infine, sarà valutato per le risorse che saprà intercettare. Non sarà un voto alla persistenza nel bussare e chiedere, ma alla capacità di proporre una visione attrattiva per sponsor e mecenati nella selva di proposte culturali che Brescia presenta oggi. Certo, Brescia dovrà a sua volta aumentare passione, generosità, orgoglio, spirito d'identità e ambizione attorno ai propri gioielli. Una sfida per tutti ma che richiede un'attenta regia. Buon lavoro, direttore.