Il rapporto di Ispra e Campidoglio fotografa l'edificazione selvaggia. "Più di 30mila ettari" Il terreno è impermeabilizzato. "Nelle zone a rischio esondazione vivono 71mila persone" Più di 30mila ettari di territorio consumato, pari al 23,54 della superficie complessiva. Tanto per dare un'idea dell'estensione, immaginiamoci il Circo Massimo moltiplicato per 3.600 volte. Questa adesso è Roma, mangiata, o forse sarebbe meglio dire devastata, da speculazioni selvagge, strade, infrastrutture, parcheggi, piazzali desolati e smisurati nel nulla. E si continua a costruire. Sfruttando le rilevazioni satellitari degli ultimi cinque anni Ispra e la Uo di Statistica di Roma Capitale in collaborazione con i volontari del Servizio civile hanno stilato la mappa del consumo del suolo della città, occupata per il 28 da edifici, per il 40 da parcheggi, piazzali e infrastrutture, per il 21 da strade. « Il risultato spiega Michele Munafò, per Ispra curatore della ricerca è l'impermeabilizzazione del territorio, con le conseguenze nefaste del dissesto idrogeologico, degli allagamenti, della città trasformata in isola di calore, dei cambiamenti climatici » . Il 92 del suolo consumato lo è in maniera irreversibile. Non si sono salvate nemmeno le zone a massima pericolosità idraulica, occupate in una percentuale del 13, l'80 del quale ormai irrecuperabile. Nello studio c'è anche una classifica dei municipi più stravolti da cemento e asfalto. I due municipi del centro storico, I e II, e quello dei quartieri Centocelle, Prenestino, Collatino e Pigneto, il V, sono quelli con la maggiore percentuale di territorio impermeabilizzato. Nel municipio I si arriva al 74,38, nel II al 68,42 e nel V al 63,11, mentre il XIV con il 12,78, registra la percentuale minore. Le aree di massima pericolosità idraulica legate ai canali di bonifica sono localizzate nei municipi X e XI, ad Ostia, Acilia, Infernetto, Ponte Galeria e Malafede, per una superficie complessiva di quasi 3mila ettari. Coinvolti 58mila abitanti. Oltre 71.500 persone vivono in zone a rischio esondazione, prevalentemente vicino al letto del Tevere e dell'Aniene o di corsi d'acqua minori. « Nel biennio 2016 2017 racconta Munafò Roma ha occupato 36 ettari in più. Un dato significativo, considerando che nello stesso periodo Milano ha sviluppato 19 ettari di costruito, Napoli 7 e Firenze 5. Anche se Milano batte Roma per complessivo consumo di suolo, che supera il 50 della sua superficie». «Negli ultimi anni c'è stato un decremento dei permessi di costruire. Passiamo da 1.700 autorizzazioni del 2008 a meno di 300 rilasciate negli ultimi anni», informa Massimiliano Cafaro, responsabile Pianificazione agricoltura di Roma Capitale. Ma non basta. « Per non consumare più suolo occorrono politiche economiche di sgravi fiscali per chi interviene sul costruito e migliora le costruzioni esistenti dichiara l'assessore all'Urbanistica, Luca Montuori Ad oggi demolire e ricostruire un immobile costa più che costruirne uno nuovo su un prato. Questa credo sia una delle ragioni principali che ha spinto la città a svilupparsi disordinatamente » . E sul piano regolatore: «Sono passati dieci anni dal piano regolatore, alcune parti di città hanno bisogno di grandi ripensamenti, perché non possono più avere la stessa funzione con cui sono nate».