Nel giro d'una settimana, Antonio Di Gennaro, Ennio Cascetta e Giuseppe Guida sono intervenuti su queste pagine discutendo della bonifica di Bagnoli, delle griglie di piazza Plebiscito e del progetto del nuovo lungomare. Storie diverse per soggetti istituzionali diversi, dal commissariato di governo alla soprintendenza al Comune. Eppure, storie parallele di cattiva gestione che fanno emergere procedure sbagliate per il lungomare, autorizzazioni date e poi annullate per piazza del Plebiscito, cifre ballerine per Bagnoli su cui sembra si «diano i numeri» più che dati certi su costi e quantità della bonifica. L'opinione pubblica è confusa, tenta di capire le ragioni per cui Bagnoli è ormai sinonimo di storia infinita, le griglie di piazza Plebiscito meritino un'attenzione spropositata rispetto alla parvità dell'intervento, un lungomare che gode buona salute abbia necessità di urgenti e costose terapie. Tenta di capire e non si arrende di fronte al latinorum dei burocrati e degli esperti. Non si arrende e protesta, si aprono le polemiche e si chiudono i cantieri, la città si divide in innovatori e oscurantisti, un'idea di ragione stenta ad imporsi nell'uno e nell'altro campo di battaglia. Si può provare a raccontare per una volta come e perché nascono polemiche del genere? Proviamo a farlo proprio a partire dai progetti delle griglie del Plebiscito e del lungomare, tralasciando per ora Bagnoli perché troppo lungo nel tempo, troppo grande nelle dimensioni e groviglio di problemi. Per il Plebiscito, è strumentale pensare che il problema siano le griglie di areazione della metropolitana. A piazza Dante, molto più piccola di piazza del Plebiscito, al cospetto dell'esedra di Vanvitelli e sulla pavimentazione disegnata da Gae Aulenti uno spazio dunque di importanza architettonica non minore di quello del Plebiscito i metri quadrati delle griglie sono più del doppio. Non ci esaltano ma non sono neppure uno scempio, è pura necessità impiantistica. Il buon risultato complessivo della piazza si ottenne con un lungo e serrato rapporto tra Soprintendenza, Comune e progettista incaricato. Perché invece il caso del Plebiscito è grave? Perché il progetto è stato impostato male in anni passati con la decisione di aprire le griglie nella piazza pur disponendo allora di soluzioni alternative. Perché peggio gestito in tempi recenti chiedendo in sostanza alla soprintendenza, a pochi mesi dall'apertura del cantiere, non un parere ma la ratifica di quanto già deciso. Problema nel problema poi, lo scontro molto poco decoroso tra soprintendenza e ministero. Sarebbe stato fisiologico se fosse avvenuto nell'iter d'approvazione del progetto perché una decisione si può sempre rivedere ma diviene patologico e inconcepibile a cantiere quasi aperto. Chi paga per questa sommatoria di errori? La collettività, unica certezza in una vicenda confusa. Il caso del lungomare, esemplarmente ricostruito da Giuseppe Guida, contiene tutti gli errori possibili che si possono commettere nella realizzazione di un'opera pubblica. Si parte quattro, cinque anni fa con un finanziamento cospicuo riservato ad un lavoro non indispensabile. In una ideale graduatoria delle urgenze della città, il lungomare veleggia nelle ultime posizioni. Si continua affidando all'università, a costo zero, lo studio preliminare del progetto. Il Soprintendente, con ampia ragione, definisce modesto il materiale progettuale presentato dal Comune. Le immagini anticipatrici del futuro assetto dell'area suscitano indignazione per lo scarto qualitativo tra l'eccellenza del paesaggio urbano e la qualità della proposta. Il successivo concorso riguarda solo aspetti tecnico- operativi e di risparmio sulle parcelle. Al gruppo vincitore, di buona qualificazione nel campo dell'ingegneria, vengono concessi trenta giorni per il progetto esecutivo di dodici milioni di euro, un tempo irreale, un'autorizzazione all'approssimazione e all'incompletezza del lavoro. Così nascono le polemiche tra innovatori e oscurantisti, così si generano i problemi che portano a contenziosi con le imprese e chiusure di cantiere. Queste sono le cose da spiegare all'opinione pubblica. Quanto alla qualità dei progetti, a Bagnoli come sul lungomare, l'architettura vi entra solo come parte lesa, avrebbe detto Roberto Pane.
la Repubblica
17 Gennaio 2019
"In questa città l'architettura è parte lesa"
PA
Pasquale Belfiore
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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