Caro Schiavi, segnalo due recenti notizie unite dallo stesso filo conduttore e una riflessione. La prima è l'appello del direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, ai suoi connazionali tedeschi a restituire il quadro, rubato da un soldato nazista, «Vaso di fiori» di Jan van Huysum; la seconda è la mozione del consigliere Marco Casucci al presidente della Giunta regionale della Toscana perché intervenga sul Governo tedesco per la restituzione della «Testa di fauno» di Michelangelo, trafugata da truppe naziste nel castello di Poppi. Queste notizie hanno riportato alla luce la realtà dei 1.646 tesori d'arte italiani trafugati durante la Seconda guerra mondiale e ancora prigionieri di guerra. Ma le opere sottratte all'Italia sarebbero state di gran lunga superiori se i soprintendenti dell'epoca non avessero attuato, con scarsi mezzi e spesso a rischio della vita, operazioni salvataggio. Di queste, un simbolo è quanto hanno fatto il soprintendente di Urbino Pasquale Rotondi, che diede ricovero e salvezza a ben 7.821 opere d'arte fatte arrivare (da Milano e Bergamo, da Venezia, dalle Marche e da Roma) nella Rocca di Sassocorvaro e nel Palazzo dei Principi di Carpegna, nel Montefeltro marchigiano. Il soprintendente milanese che mandò a Rotondi gran parte dei tesori d'arte lombardi, poi tornati senza un graffio, fu Guglielmo Pacchioni, succeduto all'eroina di Brera Fernanda Wittgens. Nel 2013 era partito un appello al sindaco e all'assessore alla Cultura di Milano perché fossero intitolate vie milanesi a questi «eroi normali», Pacchioni e Rotondi, senza il cui operato oggi Milano e l'Italia sarebbero molto più povere. Prima firmataria era la storica dell'arte Caterina Bon Valsassina, che da poco ha lasciato per la pensione la guida della direzione generale del ministero dei Beni culturali. La pratica era stata affidata alla Commissione toponomastica. Non mi risulta che finora l'appello sia stato accolto. Salvatore Giannella Caro Giannella, l'arte salvata è un patrimonio civile, culturale e di memoria: proprio per questo è importante far conoscere ai più giovani l'azione meritoria dei soprintendenti che hanno evitato il saccheggio. Segnalo il Museo dell'Arte in Ostaggio, sorto nel 2015 a Cassina de' Pecchi, dove si possono conoscere tutti i tesori trafugati (ci sono mostre e grafiche visionarie in un percorso affascinante) e sottoscrivo il suo appello alla Commissione toponomastica del Comune per una via di Milano dedicata a quei due «eroi normali». Giangiacomo Schiavi