Grande Milano, salta l'affare da 38 milioni Ricorso al capo dello Stato: sblocchi la pratica Spetterà al capo dello Stato sbrogliare un «pasticcio» che rischia di mandare sul lastrico la già fragilissima Città metropolitana. Per gli anni 2019 e 2020, i conti di via Vivaio sono appesi alla risposta di Sergio Mattarella al ricorso straordinario intentato per «salvare» la vendita della Prefettura di Milano. Che significa un assegno da 38 milioni di euro da iniettare nelle casse dell'ex Provincia, necessari (a meno di novità) per tenere in piedi economicamente l'ente. È l'ultimo atto di una vicenda che risale al 2017, e che gli uffici stimavano di poter concludere con tanto di rogito entro la fine di quell'anno. Invece, si è trascinata fino ad oggi tra spiragli e frenate. Il palazzo di corso Monforte (che frutta ogni anno circa un milione di euro di affitto) è il «gioiello» del pacchetto d'immobili messi in vendita dalla Città metropolitana con il «Piano di valorizzazione e alienazione», nel tentativo di far quadrare i conti. Il primo passo si registra due anni fa, quando spunta la proposta d'acquisto dell'edificio da parte di Invimit, società interamente partecipata dal ministero dell'Economia: 38 milioni sul piatto che rappresenterebbero ossigeno per il bilancio metropolitano. L'asta pubblica viene lanciata immediatamente: di fronte a un'offerta, la procedura prevede infatti di sondare il mercato a caccia di possibili proposte più vantaggiose per l'amministrazione pubblica. Nessuno però si fa avanti. E così in via Vivaio s'inizia a perfezionare l'accordo, in cui è inserito l'obbligo a ospitare per sempre nell'edificio gli uffici della Prefettura. È a questo punto che la vendita salvifica subisce il primo stop. La Soprintendenza ne impedisce la cessione: c'è un vincolo storico-artistico sul palazzo costruito agli inizi del XVI secolo. La Grande Milano prova allora a far ricorso in un primo momento al ministero dei Beni culturali, che però respinge la richiesta: valgono le disposizioni previste dal decreto Urbani del 2004 che limitano la cessione di un bene sottoposto a vincolo solo ad altra amministrazione pubblica. Categoria in cui i tecnici del ministero non farebbero rientrare Invimit, nonostante la società sia al cento per cento del Mef. Senza contare fanno notare dalla Città metropolitana che non mancherebbe casi analoghi andati invece a buon fine. L'ultima chance è quindi appellarsi al presidente della Repubblica affinché revochi il blocco. «È un problema rilevantissimo per noi conferma la vicesindaco metropolitana Arianna Censi : per noi quelle risorse sono fondamentali». Ancora fino al 2020 l'ente di via Vivaio può usare il ricavato delle alienazioni a copertura del «rosso» strutturale di circa 50 milioni l'anno che si registra nel bilancio di parte corrente a causa delle rate dei mutui ereditati dall'ex Provincia. «Inoltre va considerato un aspetto aggiunge : per le nostre difficoltà finanziarie non stiamo più procedendo con i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria e di certificazione degli impianti».