«Le jour». Un «Concetto Spaziale» di Lucio Fontana sconosciuto anche all'omonima Fondazione. Un quadro dimenticato scoperto dal «cacciatore» di opere d'arte Michele Casamonti, 48 anni, collezionista e fondatore delle gallerie internazionali Tornabuoni Arte. Nel 2006, mentre smontava lo stand di una fiera, dei privati gli chiesero di valutare un grande quadro dorato. L'opera, dissero, apparteneva da decenni alla loro famiglia. «All'inizio ero dubbioso rivela l'art dealer, nato a Firenze ma milanese d'adozione . Affermarono che soltanto poco tempo prima si erano decisi a farlo vedere a uno sconosciuto. Appena me lo trovai davanti mi emozionai. Fui cauto, però, capii subito che si trattava di un Fontana. Ne ho visti diversi nelle gallerie di mio padre a Firenze e a Milano, ma quando ho ritrovato questo capolavoro ho avuto un sussulto». Di grandi dimensioni, con un semicerchio di fori. E qualche anomalia: «I critici e gli studiosi non credevano appartenesse al fondatore del movimento spazialista, erano scettici per la mancanza dei famosi "tagli", per una firma (in più) sul retro e soprattutto per il telaio: presentava una croce in legno, mentre tutti i quadri di Lucio Fontana ne erano privi perché doveva perforarli». Ma la spiegazione c'era: «Dopo anni di ricerca e di studi scoprii che esisteva un video filmato in Belgio che immortalava il pittore mentre realizzava il dipinto. Sono stato mesi a cercare negli archivi della tv belga. Finalmente un giorno l'ho trovato e ho appurato che quell'opera, comprata nel Paese fiammingo dal padre dell'attuale proprietario una trentina di anni prima, era la stessa del video». Il mistero era risolto e la sua storia appariva ancora più bella del quadro: «Jef Verheyen, artista poco più che ventenne, domandò al maestro Fontana di raggiungerlo in Belgio per collaborare a una performance. Lui accettò e gli chiese di preparare la tela su cui lavorare (ecco il motivo del particolare chassis). Un evento da collocare in un'ottica che mira a trasmettere l'umiltà e la grande attenzione dell'uomo Fontana per le tendenze emergenti: artista riconosciuto in tutto il mondo, aveva preso l'aereo su invito di uno sconosciutissimo Verheyen e lo aveva fatto con assoluta dignità dicendo: "Noi abbiamo la stessa idea dello spazio", pur sapendo di esser stato lui ad averla aperta dieci anni prima questa strada. Ritrovare (anche) il video è stato un meraviglioso caso che ha permesso di mettere ulteriormente in luce il suo valore indiscusso. La strada di Fontana non è finita e continueremo a seguirla». Ma la scoperta di «Le jour» dimostra soprattutto l'attenzione che in quegli anni si aveva per la cultura milanese: «Il mondo guardava a Milano come la città della creatività». E oggi? «Se fossi straniero vivrei qui, non andrei né a Londra (sofferente a causa della Brexit) né a Parigi (immersa nel problema delle contestazioni sociali) risponde Casamonti . Nel capoluogo lombardo si vive una primavera culturale, penso al Mudec di David Chipperfield, alla Fondazione Feltrinelli progettata da Herzog de Meuron, al Museo del Novecento di Italo Rota, al distretto Citylife. E architettonicamente è oggetto di interesse internazionale. Ha un impatto culturale forte». Casamonti svela un grande entusiasmo nel raccontare la scintilla della riapparizione dell'opera: «Nel lavoro dell'arte moderna e contemporanea c'è poco spazio per la scoperta, ed è solitamente riservato agli antiquari, raramente ai galleristi, soprattutto per eventi di una tale portata. Per me è una soddisfazione umana e professionale. Continuerò a rileggere la storia dell'arte cercando cose inedite. Anche se la cultura milanese di Lucio Fontana resta l'ascensore della mia vita».