Gli archivi aperti ai ragazzi, eventi insieme: così gli Uffizi aprono le porte alle nuove generazioni Come sarebbe il Museo della Moda di Palazzo Pitti se tra i suoi archivi e tra le sue sale trovassero stimoli e spazi creativi i ragazzi delle scuole di moda fiorentina, il Polimoda tanto per partire? E come sarebbe e che eco avrebbe anche fuori da Firenze il Polimoda se nel suo piano di studio potesse vantare uno o più corsi fatti in tandem con il museo della Moda. Di più, se potesse offrire ai suoi studenti un archivio e uno spazio espositivo come quello custodito nei locali di Palazzo Pitti su cui studiare e imparare i primi rudimenti di museografia, ma anche su cui costruire progetti, eventi, modalità di comunicazione adatte a sedurre il mercato del fashion di domani o forse anche dell'oggi che poi è quello dei cosiddetti millennials che di questi tempi sono tra quanti fanno più gola a stilisti di ogni parte del mondo? È su questo doppio quesito che il Museo della Moda di Eike Schmidt e il Centro di Firenze per la Moda Italiana di Antonella Mansi che del Polimoda è socio fondatore stanno stendendo un programma di collaborazione a tutto tondo per implementare il valore delle due istituzioni. Il progetto è ambizioso perché mentre a Firenze si studia questo accordo a Roma è da poco stato istituito dal ministro Alberto Bonisoli il cosiddetto secondo tavolo della Moda (di cui fanno parte anche i nostri Lapo Cianchi per Pitti Immagine, Stefania Ricci per il Museo Ferragamo e Maria Luisa Frisa per il Gucci Garden) che ha l'obiettivo proprio di valorizzare il patrimonio della moda italiana. E soprattutto perché sul piatto c'è la volontà di altre città italiane (Milano in testa) di aprire un loro museo della Moda candidato a diventare poi il Museo della Moda italiana di riferimento. Palazzo Pitti vanta una collezione e una storia di tutto rispetto, quella che fu la Galleria del Costume è stata fondata nel 1983 sotto la direzione di Kristen Aschengreen Piacenti ed ospita più di 6.000 pezzi, fra abiti e accessori di moda dal XVIII secolo a oggi. Ma il binomio fashion e musei fa gola a tanti. E questa è una delle ragioni per cui giocare d'anticipo qui a Firenze darebbe un vantaggio non da poco alla città. L'accordo tra Palazzo Pitti e dunque Gallerie degli Uffizi da un lato e Centro per la Moda dall'altro è da formalizzare, ma sta prendendo forma in questi giorni sulla strada tracciata da Antonella Mansi, anche nell'intervento firmato da lei sullo speciale Pitti di martedì 8 allegato al Corriere Fiorentino, in cui scriveva della sua volontà di legare le istituzioni sulla strada della formazione. Ecco che in questo senso il Museo della Moda con i suoi 6.000 pezzi e con le sue sale, al di là della sua attuale attività di catalogazione, digitalizzazione, ampliamento depositi e di mostre per ora è in corso la bellissima Animalia Fashion (foto) a cura di Patricia Lurati potrebbe essere una biblioteca-laboratorio dei futuri stilisti. Per ora come start-up, partirebbero quelli del Polimoda, ma in futuro anche gli iscritti alla Marangoni, allo Ied e insomma tutti quelli che in questo campo trovano spazio a Firenze. Gli studenti potrebbero non solo crescere anche dentro alle sale del Museo ma anche potenziarne le capacità di emergere nella grande competizione che segue anche i canali della comunicazione in forza di un linguaggio più adatto alle nuove generazioni. La strada è tracciata, ora spetta ai responsabili trasferirla in un programma che dovrebbe vedere la luce a brevissimo.