VENEZIA. Un restauro come una sfida: bisognava trovare un materiale capace di consolidare il fragilissimo marmo di Carrara gravemente compromesso ma che fosse capace di penetrare fino a 12 centimetri sotto la superficie, senza impermeabilizzare la facciata, alterarne il colore, e permettendo in futuro di metterci le mani nuovamente. Il restauro della facciata della chiesa degli Scalzi appena concluso è stata una sfida tecnologica appesa tra passato e futuro. Prima è stato necessario studiare gli innumerevoli interventi che si sono succeduti nei secoli, poi è stato coinvolto il Cnr di Firenze per studiare una nanotecnologia capace di rispondere alle delicate esigenze della chiesa. Ma l'intervento guarda anche al futuro con un piano di manutenzione. La ricerca presto diventerà pubblicazione. A dirigere i lavori sono stati gli architetti Giorgio e Ilaria Forti. «Il degrado arrivava dai 6 ai 12 centimetri sotto la superficie spiega l'architetto Ilaria Forti vista la gravità dello stato in cui versava la facciata si è scelto di coinvolgere il Cnr». I ricercatori dell'Istituto di Geoscienze guidati da Mara Camaiti in laboratorio e poi sul campo hanno sperimentato la migliore nanotecnologia da applicare al caso: si trattava di trovare un materiale dalle molecole così piccole che potesse penetrare tanto in profondità e che riuscisse a consolidare il marmo. «Di solito un consolidante penetra fino a 2 centimetri, qui era necessario trovare qualcosa che arrivasse ai 12 spiega Mara Camaiti del Cnr bisognava scegliere tra i prodotti in commercio uno con molecole così piccole da penetrare a tale profondità, che non favorisse il proliferare di muffe, senza componenti volatili che favorissero l'inquinamento». È stata scelta la combinazione di nanosilice con silicato d'etile monomero. Ci è voluto un anno di studi: 6 mesi di sperimentazione sul campo in 10 aree selezionate della facciata e ripetuti test in laboratorio in camera di invecchiamento. «Il prodotto è stato applicato in parte con impacchi e in parte all'occorrenza con micro siringhe dice Forti - i dati sulle modalità di applicazione sono stati raccolti in 96 schede che serviranno in futuro per la manutenzione della facciata». Non si sa quanto durerà l'intervento, l'obiettivo del restauro era salvare il materiale. L'orizzonte è almeno di 10 anni. Tra 3 anni restauratori climbing schede alla mano verificheranno lo stato del marmo. Potrebbero essere usati anche dei droni. «Le tecnologie che abbiamo utilizzato sono esportabili per altri interventi sul marmo di Carrara ma quando si usano nanotecnologie è necessario fare test caso per caso aggiunge Forti ad esempio è in marmo di Carrara la tomba del Canova ma essendo in ambiente interno cambiano i parametri». L'intervento durato 4 anni è costato 1,4 milioni di euro finanziati in parte dalla Regione Veneto grazie a un bando, in parte dai Carmelitani e in parte dalla pubblicità con i banner appesi all'impalcatura. Data la delicatezza del luogo è stato necessario selezionare in modo accurato le immagini pubblicitarie affisse. E non sempre si trovava l'inserzionista: gettonatissimo era settembre e il periodo di Carnevale, giugno e Natale invece non li chiedeva nessuno tanto che spesso per non lasciare lo spazio vuoto compariva la pubblicità dell'acqua di melissa prodotta dagli stessi Carmelitani.