Caro Schiavi, sono stato alla Fondazione Prada. Niente da dire: è una meraviglia. Soprattutto mi ha colpito, da milanese, la trasformazione di un quartiere che nei miei ricordi era anonimo e desolato. Adesso si respira addirittura un'aria internazionale, nonostante la Vettabbia. Alfredo Montermini Caro Montermini, si dice che la bellezza può cambiare il mondo, e noi aggiungiamo che quel cicinin di bellezza aggiunta a quel che di bello già esisteva, ha cambiato Milano. La Fondazione Prada è un caso esemplare. Così un quartiere anonimo, in semi abbandono, si può guardare oggi in modo diverso. Ne ho avuto la prova alla presentazione di un prezioso volume che raccoglie immagini e storie di un luogo in attesa di trasformazione. Si intitola «A Sud dello Scalo Romana». E parla dell'area in questione. Viene da pensare a viale Ortles e ai disperati in cerca di rifugio, ai problemi creati dalla scuola islamica di via Quaranta, alla torretta di un vecchio panificio e a via Brembo, utile per arrivare in via Ripamonti saltando via Isonzo. E invece il lavoro curato dalla professoressa Stefania Aleni, che dopo una vita tra equazioni e logaritmi ne ha cominciato un'altra alla guida del giornale di zona, «Quattro», fa vedere «un quartiere in cerca di città», definizione dell'architetto Vito Redaelli, che vede nel futuro dello Scalo un'occasione per rinascere. C'è grande attesa in tutta la barriera corallina milanese. I quartieri periferici, attorno al sancta santorum, inteso come centro storico, hanno subito una rarefazione identitaria con la deindustrializzazione. Nell'era pre-internet in certi luoghi c'era una forte condivisione: bar, negozi e botteghe erano depositi di vita e di umanità. Oggi è tutto stemperato. Ma basta, come nel caso di Largo Isarco 2, che una vecchia distilleria diventi spazio espositivo di qualità (applausi all'architettura di Rem Koolhaas) e il vecchio cuore torna a battere. La Fondazione Prada ha cambiato un paesaggio urbano. E Stefania Aleni documenta questo cambiamento mettendo insieme il vecchio e il nuovo, l'anima e il futuro. Con le distillerie, le aziende grafiche, l'Edison, le officine Velox, le tipografie, il Touring club e le pastiglie Valda che si confezionavano qui. Molto è andato perduto. Ma sulla scia della Fondazione e sul futuro dello Scalo Romana si intravede una rinascita. È una speranza. Cultura e bellezza possono fare molto. Dimenticavo, la Vettabbia: un canalaccio, diventato scarico fognario, oggi interrato. Testimonianza dell'antica città d'acqua quando intorno c'erano solo i campi. Giangiacomo Schiavi