Milano. Salvò il Cenacolo dalle bombe: l'ingiusto oblio di Chierici Alberto Artioli ex soprintendente ai Beni culturali Recentemente è stata ricordata la figura di Fernanda Wittgens, storica soprintendente di Brera, quale salvatrice dello stesso dai bombardamenti aerei che devastarono Milano. La memoria, si sa, è spesso fallace e non sempre benevola con personaggi che pure ebbero grandi meriti: è il caso dell'allora Soprintendente ai monumenti di Milano, l'architetto Gino Chierici, una figura quasi dimenticata ma fondamentale, che fu il vero artefice del salvataggio dell'Ultima Cena di Leonardo colpita dalle bombe nel 1943. Certo Chierici, a differenza della Wittgens, che dovette subire anche il carcere per aver aiutato oppositori del fascismo, non fu ostile al regime, fatto che gli costò anche la carriera nel dopoguerra, tuttavia fu lui a mettere in atto dei presidi a protezione delle pareti del Refettorio delle Grazie dove Leonardo, 450 anni prima, aveva dipinto l'Ultima Cena. La Wittgens si occupò del Cenacolo solamente negli anni '50 dirigendo il restauro, insieme a Cesare Brandi, ma certo se non ci fossero stati l'intuito, l'abnegazione e la competenza tecnica di Gino Chierici quel dipinto forse non sarebbe più esistito. Chierici era nato a Pisa nel 1877. Nel 1924 venne nominato soprintendente in Campania e affrontò le conseguenze del terremoto che colpì quelle zone nel 1930. Nel 1935 gli venne assegnata la prestigiosa sede di Milano come soprintendente della Lombardia: lui stesso guidò le operazioni di messa in sicurezza dell'Ultima Cena dai possibili danni bellici che purtroppo si verificarono. Anche se c'erano state varie circolari ministeriali, è dal 1939 che le attività si intensificarono. Giuseppe Bottai, ministro dell'Educazione nazionale, si battè per i finanziamenti convincendo un «riluttante» Mussolini, come è riportato dal suo diario. Fu poi proprio Chierici a occuparsi non solo del Cenacolo ma anche degli interventi di salvaguardia dai danni bellici di tutti i monumenti lombardi (fece dotare Milano di 370.000 sacchi e 19.000 metri cubi di sabbia da utilizzare per la protezione). Nell'agosto 1943 due successivi bombardamenti degli aerei anglo-americani sconvolsero il complesso delle Grazie. Fortunatamente la parete dove è dipinta l'Ultima Cena era stata protetta con impalcature e sacchetti di sabbia. Misure che sarebbero risultate inutili se la bomba fosse caduta proprio sul dipinto, ma che si dimostrarono efficacissime contro le schegge del crollo della volta e l'onda d'urto prodotta dall'esplosione. «Il chiostro è letteralmente sparito», scrive Chierici. Ma la parete dell'Ultima Cena aveva resistito. Credo sia dunque giusto e doveroso, prima che agiografie superficiali falsino la verità storica, ricordare meriti di persone che ebbero comunque così alto il senso dello Stato e del dovere. Nel maggio 1945 la Soprintendenza di Milano fu affidata ad un commissario, per disposizione del Comitato di liberazione nazionale, motivo di amarezza per Chierici che rivendicava la correttezza del suo operato sempre fedele, non al partito, ma all'istituzione delle Belle Arti. Tuttavia accettò per sopraggiunti limiti di età il pensionamento, ricordando che questa non doveva essere considerata un'epurazione. Fu poi nominato conservatore onorario della Certosa di Pavia. Morì a Milano nel 1961 all'età di 84 anni.