Anche l'opera di un pittore olandese chiesta dal direttore degli Uffizi alla Germania era custodita a Montagnana. Da qui si sono perse le tracce di un'altra decina di dipinti. MONTESPERTOLI. All'appello ne mancano ancora una decina, sparpagliate in tutte le parti del mondo per chissà quale storia di trafugamento. Erano 300 le opere d'arte degli Uffizi e della galleria Palatina di Palazzo Pitti che erano state portate alla villa Bossi-Pucci di Montagnana per ordine della Sovrintendenza nel novembre del 1942. Col passaggio del fronte, nel luglio del 1944, i dipinti vennero caricati sua una decina di camion. . E solo dopo la fine della guerra vennero ritrovati in Val Pusteria, nel tribunale di San Leonardo in Passiria. Ma non erano tutti, appunto. Tra quelli mancanti c'è anche il "Vaso di fiori"del pittore olandese Jan Van Huysum che ora il direttore degli Uffizi Eike Schmidt rivuole dal suo stesso paese, dalla Germania. E, tra l'altro, in maniera provocatoria, ha affisso una foto del quadro mancante con la scritta (in più lingue) "Rubato". Nel fazzoletto di colline tra Valdelsa e Valdipesa erano state portate alla fine del 1942 quasi ottocento opere degli Uffizi e di Palazzo Pitti per proteggerle da eventuali bombardamenti nel centro di Firenze. Ed erano state depositate in tre castelli: quello di Montegufoni, quello di Montagnana e quello di Poppiano, tutti a poco distanza l'uno dall'altro, nel territorio di Montespertoli. Montegufoni fu il luogo più fortunato ed è Andrea Pestelli, storico locale, a raccontare i particolari di questo periodo (tra l'altro ha pubblicato anche il libro "La Primavera del Botticelli nel castello di Montegufoni"). «Mio nonno fu il custode di questi capolavori tra cui la Primavera del Botticelli racconta all'epoca il castello era di un inglese e mio nonno, Guido Masti, lavorava per lui. Oltre alla Primavera c'erano anche altre opere tra cui Madonne di Giotto e di Masaccio. In tutto erano 272 dipinti. Mio nonno difese queste opere dalle truppe tedesche che volevano sistemarsi nel castello grazie a una dichiarazione di Albert Kesserling che non autorizzava l'ingresso dei soldati tedeschi in quel luogo». «Però, cinque giorni prima del passaggio del fronte, a luglio quando ormai l'esercito tedesco era allo sbando, un ufficiale minacciò di bruciare tutti i capolavori per far posto ai suoi uomini va avanti ancora Pestelli mio nonno gli spiegò che quel patrimonio non era solo italiano, ma apparteneva al mondo. E così riuscì a convincerlo. E nel novembre del 1945 tutti i dipinti integri fecero ritorno a Firenze». Dopo la fine della guerra Masti venne insignito del titolo di cavaliere della Repubblica per aver difeso questo patrimonio artistico. E Andrea Pestelli gli ha dedicato il suo libro. A Montagnana, però, non fu così. «Alla villa Bossi Pucci racconta Andrea Pestelli arrivò l'ordine di portare via tutto. Ci lasciarono solo cinque opere di grandi dimensioni tra cui anche due affreschi di Santa Maria Novella. Nel dopoguerra furono ritrovati a San Leonardo in Passiria. All'appello ne mancavano, però, una decina. Negli anni seguenti tre sono rientrati dagli Stati Uniti. Cinque sono stati individuati in Germania e uno in Olanda.