Da Chiaravalle a Crescenzago da Gorla a Baggio, un viaggio alle origini medioevali della città che è anche un Sos contro il degrado «Milano. La città dei 70 borghi» (Magenes) è un libro dettato da un'urgenza. «Bisogna fare qualcosa prima che il tempo e l'incuria sbriciolino la storia», sottolinea l'autore, Roberto Schena. Il giornalista ha girato a piedi per tre anni la periferia milanese per censire gli antichi borghi che rischiano di scomparire. «Milano ha un primato, forse unico, di cui pochi sono a conoscenza: era costituita da una miriade di borghi, la parte fondante della sua struttura urbana», spiega Schena. Una struttura oramai scomparsa, negli anni Venti del Novecento la metropoli assorbe la cinta più esterna e il territorio inizia a cambiare. Demolizioni, bombardamenti, qualche speculazione edilizia: oggi dei borghi nelle aree centrali non è rimasta traccia, per ritrovarli bisogna spingersi nei confini più esterni, a Baggio, Affori, Crescenzago, Gorla, Chiaravalle. «Identificati solo come quartieri, in realtà sono stati veri comuni, con borghi, sobborghi, frazioni. Tutti di epoca medioevale, rimaneggiati nei secoli, a volte maltrattati da cattivi restauri, ma ancora in piedi. Per poco, però: se non si agisce tempestivamente, rischiamo di perderli», dichiara Schena. Cascine, case coloniche, chiese, sono infatti costruite con mattoni di argilla, cotti al sole, che si sbriciolano con facilità. «Basta una tegola fuori posto, l'acqua che filtra, la natura che si impadronisce delle facciate. Un patrimonio che potrebbe durare più dei grattacieli, a patto di curarlo». Il libro, illustrato dalle fotografie di Ettore Tamagnini, che ha seguito Schena nella caccia ai monumenti storici, porta alla luce una Milano nascosta, dimenticata. «Luoghi che conferiscono identità estetica e culturale a zone marginali, che potrebbero perfino offrire nuove prospettive», dice l'autore. Dei 70 borghi, lui mette in evidenza le zone più bisognose di interventi. Da salvare subito, la chiesa di Macconago. «È la foto di copertina, una chiesetta settecentesca di campagna dedicata a San Carlo. E poi l'intero borgo lì intorno. A Macconago c'è perfino un castello del XIV secolo, più antico di una ventina di anni di quello Sforzesco, sconosciuto ai milanesi». In completa rovina, l'intero borgo di Assiano, a ovest della città («rogge e fontanili, cascine monumentali: uno spettacolo»). E ancora, il casino di caccia di Quintosole, «gioiello rurale che merita un restauro, con l'intero complesso di Quintosole, che conserva un aspetto campagnolo perché è circondato dai campi del Parco agricolo sud». Da non dimenticare, la struttura di Cascina Annone, sul Naviglio Pavese, al limitare della città («consiglio un giro sul ponte di ghisa, panoramico, costruito dagli Austriaci per collegare le due sponde e i relativi borghi»). E poi Sella Nuova, il borgo ignoto di Baggio, e Ronchetto delle Rane (con la chiesa di San Pietro e Paolo, «la cappella sistina tra i campi»). «Spero di incuriosire la città», conclude Schena, «io sogno una mappa dei borghi per passeggiate senza uguali fra campi e cascine, rogge e piccoli monumenti che, insieme, compongono un grande affresco che va preservato».