Il sogno eterno di vedere (non sempre, purtroppo, di visitare per conoscere) il capoluogo lagunare oltrepassa i disagi dell'acqua alta, del caldo umido estivo, dei prezzi proibitivi di hotel, ristoranti e boutique di lusso, dei negozietti di ricordini costosi quanto spesso orrendi, dei vaporetti intasati di folla che spintona. E continua a provocare un assalto incontrollato a Venezia, completo del degrado che tutti conosciamo, dai tuffi nei canali alle odorose merende sui gradini dei monumenti all'uso-toilette notturno di certe calli. Il tutto, da parte dei cosiddetti «giornalieri», per un selfie con lo sfondo di piazza San Marco, del ponte dei Sospiri o dell'infilata di gondole in riva degli Schiavoni. Poco altro. Non si tratta qui di disprezzare snobisticamente quella parte di italiani o di stranieri che si accontentano di impressioni da cartolina. Tutti hanno il diritto, direi il dovere, di cercar di migliorare la propria ancorché scarsa cultura e di godere della bellezza, che non è riservata ai benestanti e può restare nel ricordo per tutta una vita. Anche se non c'è il tempo, forse neppure la voglia, di entrare nei musei, all'interno della Fenice, di spostarsi nelle meravigliose isole minori e nella altrettanto incantevole «Venezia degli orli», come la chiamava lo scrittore Paolo Barbaro. Certo, anche i giornalieri han bisogno di un panino e una CocaCola, ma se non sono incivili e irrispettosi possono (potrebbero) trovare luoghi e momenti adatti e lasciar pulita e silenziosa una città che è tutta un museo. E come per entrare nei musei si deve pagare un biglietto, così è giusto pagare un piccolo obolo per entrare in Venezia. Una minima tassa d'ingresso, o di sbarco, come quelle già in vigore per approdare all'isola d'Elba o all'arcipelago delle Eolie, se lo possono permettere anche i turisti «mordi e fuggi», senza dire dei passeggeri delle grandi navi da crociera. Ma questi turisti, spesso responsabili di un vergognoso degrado, non dovrebbero essere mai, comunque, in numero superiore ai residenti. Anche per questo motivo il ticket, che escluderebbe i veneti e avrebbe il risultato di un gettito annuo di qualche decina di milioni, sembra ben visto dalle amministrazioni, e soprattutto dai residenti che non ne possono più delle difficoltà e noie che son costretti a subire. Per il momento ci si limita a discuterne, l'importo potrebbe variare a seconda del periodo, ma già si parla di un futuro obbligo di prenotazione, oltretutto utile anche ai turisti senza pernottamento, le cui visite sarebbero più comode e gradevoli. Forse se fossero in numero inferiore, oltre a sottostare a una maggior disciplina, potrebbero, non dico sperimentare quella sorta di patologia, quel benessere-malessere psicofisico che va sotto il nome di sindrome di Stendhal, di fronte all'ammirazione di un eccesso di opere d'arte, ma provare almeno l'emozione di essersi avvicinati alla bellezza fino a capirla almeno un poco, da esserne affascinati e turbati. (Ma questa, purtroppo, è probabilmente un'ipotesi dell'irrealtà).
Corriere della Sera
8 Gennaio 2019
Perché è giusto che i turisti diano un obolo a Venezia
GA
Gabriella Imperatori
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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