Schmidt accusa: ora è chiaro, estorsione ai danni dello Stato. La Germania batta un colpo «Sciacalli». Eike Schmidt torna all'attacco e, dopo le rivelazioni del Corriere Fiorentino e del settimanale Der Spiegel sulla vicenda del trafugamento del Vaso di Fiori di Jan van Huysum da Palazzo Pitti da parte di un soldato nazista, parla anche di «estorsione ai danni dello Stato e dell'integrità del patrimonio artistico». Secondo il direttore delle Gallerie degli Uffizi, «l'inchiesta rende evidente a tutto il mondo, al di là di ogni ombra di dubbio rincara Schmidt che il Vaso di Fiori si trova in ostaggio, da oltre 70 anni, di persone che cercano, in sostanza, di ottenere un ricco, ingiustificabile riscatto dall'Italia per un capolavoro che legalmente le appartiene e le è stato ingiustamente sottratto durante la guerra. Ed è altrettanto evidente che la Germania, al di là dei formalismi giuridici in tema di prescrizione dei reati, non può più far finta di niente: batta un colpo, faccia in modo di restituire il maltolto a Palazzo Pitti, legittima casa del quadro». Come riportato ieri dal Corriere Fiorentino , la prima traccia del quadro rubato risale al luglio '44 quando in una lettera scritta alla moglie da un soldato tedesco, il caporale della logistica Herbert Stock, annuncia l'invio a casa di quel dipinto del pittore fiammingo Jan van Huysum, che era tra i capolavori evacuati da Palazzo Pitti nei depositi della campagna fiorentina prima di sparire. Insomma Schmidt alza i toni sperando che dalla Germania qualcosa inizi concretamente a muoversi, dopo che il governo federale tedesco come scriveva da Berlino il corrispondente del Corriere della Sera Paolo Valentino venerdì ha fatto sapere che appoggerà alla richiesta degli Uffizi senza però specificare in che termini l'esecutivo Merkel intenda tradurre in pratica il sostegno. Il Vaso di Fiori è una vecchia conoscenza delle autorità tedesche: è listato nella «Lost Art Datenbank», la banca dati delle opere rubate del ministero federale della Cultura e in quella dell'Interpol.