Pompei, l'ultimo atto del direttore uscente, che si ricandida: riapre la Schola Armaturarum POMPEI. Nevica sugli Scavi. Ma è una neve lieve, piccoli fiocchi che svaniscono appena toccano terra. Rendono più suggestiva l'atmosfera che avvolge l'ennesimo ritorno alla vita della Schola Armaturarum e, allo stesso tempo, l'arrivederci (o l'addio?) di Massimo Osanna, il direttore generale che lascia l'incarico che assunse nel gennaio 2014 per volontà dell'allora ministro per i Beni culturali Massimo Bray. I due momenti s'intrecciano e si sovrappongono. Forse non a caso. Il professore lascia riconsegnando ai visitatori il monumento che, dopo il rovinoso crollo del novembre 2010, era diventato il simbolo del degrado e dell'incuria del sito archeologico e che oggi è la sintesi del riscatto e di quattro anni di successi. Si chiude l'epoca d'oro? Niente affatto, c'è ancora tanto da fare. Nessuno più di Osanna ne è consapevole. Per questo il professore vorrebbe ritornare. E, per realizzare il suo sogno, si sottoporrà, insieme con altri candidati, al giudizio della commissione chiamata a scegliere il nuovo direttore. Spera di succedere a se stesso per consolidare un posto, che già ha conquistato, tra i grandi archeologi di Pompei, da Giuseppe Fiorelli ad Amedeo Maiuri, passando per Vittorio Spinazzola. Proprio quest'ultimo, mentre in Europa infuriava il Primo conflitto mondiale, conduceva l'imponente campagna di scavo lungo via dell'Abbondanza durante la quale fu portata alla luce anche la Schola Armaturarum. Danneggiata dalle bombe durante la Seconda guerra mondiale, la struttura fu restaurata secondo le concezioni del momento con l'impiego del cemento armato, che, però, ha finito per appesantirla oltremodo e che, complice la non perfetta impermeabilizzazione, ha finito per cedere rovinosamente a causa delle infiltrazioni d'acqua. Il crollo segnò il punto più basso della storia recente del sito. Si registrò un moto di indignazione spontaneo di portata planetaria. Il ministro ai Beni culturali Sandro Bondi fu quasi costretto alle dimissioni (che rassegnò alcuni mesi dopo) e iniziò a farsi largo la consapevolezza che si sarebbe dovuto cambiare registro. Di quella sconfitta fu figlia il Grande progetto Pompei, un vero e proprio piano Marshall per la città antica, finanziato con 105 milioni dell'Unione europea. La sua attuazione, affidata però alla gestione commissariale di generali dei carabinieri, da Giovanni Nistri a Mauro Cipolletta, ha coinciso con lo svolgimento dell'incarico scientifico-manageriale di Osanna. «Sono orgoglioso - rivela il direttore - che durante il primo biennio, quando la situazione era veramente critica, e si lavorava in apnea, c'era un clima particolarmente positivo. Con Nistri (attuale comandante generale dell'Arma, ndr ) e col team dei restauratori abbiamo lavorato veramente bene. I crolli a Pompei rappresentano ormai un capitolo chiuso. Conclusa la fase della manutenzione straordinaria ora ci si può dedicare a quella ordinaria». L'opera di restauro dell'edificio crollato, svolta da personale interno e della Ales non si è limitato al ripristino delle struttura crollata, ma si è estesa allo scavo di altri locali, all'interno. «Abbiamo rinvenuto una serie di anfore - spiega Osanna - che provengono da tutto il Mediterraneo. Anfore da olio del Nord Africa, anfore cretesi da vino, della Betica, ossia la moderna Andalusia, utilizzate per contenere la salsa di pesce, e, ancora, anfore locali, rappresentative di una dieta mediterranea, che di aiutano a capire anche cosa si facesse in questo luogo: era una sala da banchetti, probabilmente di un'associazione. magari, volendo speculare un po' una di quelle associazioni chiuse dopo gli incidenti del 59 dopo Cristo, quando la rissa nell'anfiteatro (tra i pompeiani e i nocerini, ndr ) portarono a una serie di punizioni per i pompeiani che non si erano comportati bene». Particolarmente complesso è stato il lavoro effettuato per rimettere insieme il puzzle degli affreschi sbriciolati nel crollo. Per colmare le lacune presenti e, allo stesso tempo, rendere visibile l'intervento è stata utilizzata la tecnica del tratteggio. A proposito della carenza di custodi, il professore ha auspicato lo svolgimento dei concorsi già auspicati dal ministero. «Occorre anche insistere sulla videosorveglianza e sul rafforzamento della sala regia. E parimenti va avanti anche il progetto dell'archivio informatizzato che rende fruibile a tutti il frutto delle ricerche effettuate Ma è chiaro che la componente umana resta fondamentale». Sono peraltro appena arrivati a Pompei anche 7 nuovi funzionari restauratori. Osanna non nasconde un pizzico di tristezza, indotta anche «dal malinconico sole invernale» per dover lasciare l'incarico. «Ma sono ottimista - conclude - ho fatto quello che dovevo fare. Torno all'università soddisfatto. Mi sono ripresentato proprio per concludere il lavoro. Un altro triennio di lavoro è fondamentale per dedicarsi alla manutenzione sistematica e alla fruizione: bisogna rifare gli ingressi inadeguati per i turisti arrivati a 3,7 milioni. Bisogna musealizzare il laboratorio degli organici, sistemare i depositi. E poi c'è la Reggia di Quisisana a castellammare da allestire, lo spolettificio di Torre Annunziata, e a sempre a Torre lo scavo della via dei sepolcri che mi piacerebbe fare. E poi naturalmente le Ville di Stabia da sistemare definitivamente».
Corriere della Sera
4 Gennaio 2019
Pompei. Il saluto di Osanna: c'è ancora tanto da fare
GI
Gimmo Cuomo
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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