Acidini: arma a doppio taglio lasciarla a Palazzo Strozzi. Givone: storia e significato, resti dov'è Il trasloco del Gabinetto Vieusseux nell'ex caserma di Santa Maria Novella mette d'accordo tutti. Lo spostamento della Sala Ferri, la sua sala più particolare e bella, no. Tra i fiorentini c'è chi è favorevole all'ipotesi lanciata dal sindaco Dario Nardella di lasciare la sala così come è a Palazzo Strozzi, e chi invece appoggia l'idea della direttrice Alba Donati, che vorrebbe smontare gli scaffali di legno (già riadattati negli anni Cinquanta per quel luogo usando arredi secenteschi) e portarli nella nuova «casa». «Non mi scandalizzo a smontarla e rimontarla altrove» afferma lo storico Giovanni Gozzini, direttore del Gabinetto dal 2000 al 2007: per lui non ci sarebbe nessuna obiezione a spostare la Sala Ferri. Per due motivi: «L'arredo, che è il suo fascino, è già stato spostato e poi sarebbe complicato logisticamente se rimanesse a Palazzo Strozzi». Ben venga il trasloco, quindi, ma a due condizioni: «che la nuova sistemazione sia più grande e che venga fatto un buon lavoro». Per Gozzini il Gabinetto può «continuare a svolgere la funzione che ha avuto fin dall'inizio: quella di allargare la testa delle persone. Lì c'è qualcosa di prezioso che va conservato: la sede originaria era in piazza Santa Trinita, il Gabinetto nei suoi anni di storia ha girato, ed è giusto che la cultura si muova. Non deve essere la montagna ad andare da Maometto, ma Maometto ad andare alla montagna: in questo caso i tanti Maometti-intellettuali che non amano spostarsi ma è bene che vadano a raggiungere le persone». Favorevole, ma a malincuore, Antonia Ida Fontana, ex direttrice della Biblioteca Nazionale oggi presidente del Centro Carlo Betocchi: «Dovremo abituarci con rammarico al Gabinetto Vieusseux in un altro posto, ma è giusto che abbia spazi adeguati che gli permettano di rinascere». A una persona come lei che ama la conservazione e ama Firenze, «piange il cuore» a pensare al trasferimento della Sala Ferri e del Gabinetto. Ma «se è necessario, meglio farlo, l'importante è che sia fatto bene» afferma. La nuova collocazione scelta «sembra positiva, è facilmente raggiungibile e ha locali adeguati: spero che il Gabinetto lì possa rinascere». E se la Sala Ferri, nel nome di questo scopo, deve essere smontata e rimontata altrove, che si faccia pure, ma bene. Il filosofo Sergio Givone è decisamente contrario: «La sala Ferri deve restare dove è: ha una storia e un significato troppo importanti, non si può trasferire». Quando fu assessore alla cultura del Comune di Firenze, propose di unire le biblioteche del Gabinetto, quella a Palazzo Strozzi e quella in via Maggio, e portarle alle Oblate. Oggi lo spostamento del Gabinetto all'ex caserma dei Carabinieri, «può avere un senso». Ma non quello della Sala Ferri che «deve rimanere a Palazzo Strozzi». Anche la capienza non è un limite: «Il pubblico del Vieusseux non è quello delle grandi masse, se la sala è piccola va bene lo stesso». Per la storica dell'arte Cristina Acidini, «sarebbe bello che la sala rimanesse a Palazzo Strozzi ma siamo di fronte a un'arma a doppio taglio: non appartiene a quel luogo, è stata a sua volta riadattata, ma potrebbe valer la pena lasciarla come sede permanente a Palazzo Strozzi. D'altra parte è stata destinata al Gabinetto e avrebbe senso anche che lo seguisse, in un secondo riadattamento» . Così com'è, è un luogo, né grande né piccolo, in legno, che «favorisce il dialogo e un'accoglienza raffinata». Quando fu inaugurata, Giorgio Bonsanti, figlio di Alessandro Bonsanti (il direttore che la Sala Ferri l'ha voluta) era un bambino. «Ricordo che mio padre quell'anno non fece vacanze per seguire i lavori». Preferisce non dare un parere personale sul trasferimento. «Voglio prima consultare la normativa sui beni culturali, per vedere se contiene elementi di protezione della sala. Qualora dovessi prendere una posizione lo farò non seguendo l'emozione e i sentimenti ma il bene della città. Dal punto di vista tecnico è possibile smontarla e spostarla, ma se il nuovo ambiente non è identico a quello precedente non si può fare. È' vero che quella a Palazzo Strozzi, non è la sede originaria, i mobili furono riadattati. Ma è un riadattamento che ha raggiunto ormai i 66 anni di età».